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Akon City, i dubbi delle comunità locali sul progetto ugandese

In Uganda e Senegal cresce l'opposizione all'operazione

Se sono salite a due, le Akon City in progetto, in Senegal e Uganda, crescono di pari passo i dubbi delle comunità locali sul piano dell’artista senegalese incentrato su Akoin. Un piano il quale, se sulla carta sembra in grado di portare effettivi benefici in loco, all’atto pratico sta invece dimostrando limiti di non poco conto. I quali potrebbero alla fine se non condurlo al fallimento, farlo comunque sfociare in una realizzazione di tutt’altro segno rispetto a quello preventivato.

Akoin - Akon City, i dubbi delle comunità locali sul progetto ugandese

Crescono i dubbi in Uganda

Per quanto riguarda l’Akon City ugandese, la quale dovrebbe sorgere su un terreno concesso dal governo allo scopo, servono 6 miliardi di dollari per portarla a termine. Quattro di essi sono già stati raccolti e quindi in breve potrebbero iniziare i lavori, la cui ultimazione è prevista per il 2036.
Intanto, però, il partito di opposizione, il Forum for Democratic Change, ha iniziato a spargere seri dubbi su quanto potrebbe accadere. Affermando in particolare come sia in pratica un segreto di Pulcinella il fatto che la città partorita dalla fertile mente di Akon non nascerà mai. Sollevando di conseguenza notevoli interrogativi sulla fretta con la quale i funzionari governativi stiano regalando terra a personaggi i quali sembrano esclusivamente intenzionati a sfruttare la situazione per i propri esclusivi vantaggi.

Le domande di Canary Mugume

In particolare, è stato un noto giornalista investigativo locale, Canary Mugume, ad intervenire sul tema. Lo ha fatto postando un messaggio su Twitter, in cui afferma di aver chiesto per ben tre volte all’artista quanto sarebbe costato costruire la sua città in Uganda. Senza mai ricevere una risposta diretta da parte di Akon.
Lo stesso Mugume ha poi chiesto all’interlocutore se le persone normali saranno in grado di poter usufruire dei servizi previsti all’interno della città futuristica, una volta che i lavori saranno terminati. Anche in questo caso Akon ha dato vita ad un lungo giro di parole, con il chiaro intento di spargere fumo. In particolare affermando che gli africani sarebbero gravati da un basso senso di autostima. A differenza di quanto accadeva quando invece gli abitanti del continente erano re e regine, gestendo una ricchezza inimmaginabile. Aggiungendo infine di essere intenzionato a costruire la sua città in Uganda, un Paese di cui non immaginava la bellezza.

I dubbi continuano ad essere molto forti

Se già in origine il progetto di Akon era stato salutato con notevole scetticismo, la mancanza di chiarezza delle sue risposte sembra destinato a rinvigorirlo. Proprio perché quanto si sta realizzando va in pratica a sconfessare l’intento di partenza. Il quale prevedeva la valorizzazione delle risorse locali, mentre nella realtà la costruzione della città prevista in Senegal è stata affidata ad un architetto esterno. Come del resto lo sviluppo dei lavori, il quale è stato appaltato ad aziende statunitensi.

Una semplice speculazione?

Lo stesso Akon ha affermato dal canto suo di non volersi dedicare allo sviluppo del progetto. Un atteggiamento abbastanza comprensibile, ma allo stesso tempo tale da dare nuovo vigore ai tanti dubbi di chi, sin dall’inizio, vede in Akon City una semplice speculazione. Qualcosa quindi di totalmente diverso dall’intento di partenza. Il quale, almeno sulla carta, puntava a dare nuove opportunità a zone ancora gravate dal sottosviluppo.
Non resta quindi che assistere ai successivi sviluppi della vicenda, la quale sembra però destinata a provocare nuove polemiche nel corso dei prossimi mesi.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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