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Ampleforth, un crollo clamoroso in appena tre giorni

La caduta in verticale del token solleva grossi interrogativi

Ampleforth - Ampleforth, un crollo clamoroso in appena tre giorni

Come è ormai noto, le criptovalute rappresentano un asset molto pericoloso, in considerazione della loro pronunciata volatilità. Una tesi parzialmente smentita da Bitcoin nelle settimane successive all’halving di maggio, ma la quale è tornata a farsi sentire negli ultimi giorni. Nel corso dei quali Ampleforth, una moneta virtuale la quale aveva dato vita ad una notevole crescita in precedenza, ha visto la sua quotazione crollare letteralmente.

Ampleforth: cos’è accaduto

Ampleforth è un caso a parte nel panorama cripto. Il token, infatti, si propone alla stregua di una stablecoin, senza però esserlo nella realtà. L’obiettivo che si prefigge è in pratica di mantenere un prezzo di equilibrio, ma senza rimuovere del tutto la volatilità. Con conseguenze di non poco conto, come dimostrano del resto proprio le sue vicende recenti.
Ad esempio, dalla fine di giugno, quando alcuni asset DeFi hanno iniziato una notevole scalata, Ampleforth ha visto la sua quotazione dare vita ad un rally impressionante. Nel corso del quale il prezzo ha scavalcato la soglia dei 4 dollari. Un livello il quale, però, è stato sostanzialmente distrutto nell’arco di un paio di giorni. Nel corso dei quali il prezzo ha iniziato una caduta libera sino a 1,2 dollari.
Da qui, una rapida risalita sino ai 3 dollari toccati il 16 luglio e una serie di altri sussulti che hanno tramutato il suo grafico in una sorta di montagne russe.

Un crollo clamoroso

La tendenza in questione è tornata ad affacciarsi prepotentemente negli ultimi tre giorni, in cui Ampleforth ha fatto registrare una caduta nell’ordine del 75%, con il prezzo in picchiata da 2,8 a 0,7 dollari.
Il problema che si pone ora, è proprio quello di capire cosa non funzioni nel token. Occorre infatti ricordare come proprio sul suo sito ufficiale, è possibile leggere questa dichiarazione d’intenti: “AMPL è stata progettata per essere la soluzione diretta più semplice al problema dell’elasticità dell’offerta”. Ovvero per cercare di avere un equilibrio in grado di attenuare uno dei limiti delle criptovalute, quella volatilità la quale continua a scoraggiare molti dall’investire i propri soldi in asset criptografici. I fatti di questi giorni fanno largamente capire come qualcosa non funzioni nel protocollo ideato dal gruppo di sviluppo.

A cosa serve Ampleforth?

A questo punto, però, l’intero progetto potrebbe essere messo in discussione da una semplice domanda: a cosa serve realmente Ampleforth? Si propone come una stablecoin, ma non lo è. Non è adatta per proteggere il valore d’acquisto dei suoi possessori e come investimento è  molto pericoloso. Come, se non di più rispetto ad esempio ad un Bitcoin che invece per settimane, quelle successive all’halving, ha resistito validamente alle spinte le quali avrebbero potuto farlo precipitare in basso.
A questo punto il lavoro che attende gli sviluppatori di Ampleforth si preannuncia abbastanza complicato. Non risolvere il problema di volatilità che lo sta affliggendo in maniera clamorosa e imprevista, potrebbe infatti equivalere ad una vera e propria resa. Considerato però che proprio in questi mesi il mondo crittografico è alle prese con mutamenti di grande portata, ad esempio quelli riguardanti Ethereum, Tezos e Cardano, di tempo per raddrizzare le cose potrebbe non essercene già più.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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