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Anche Bitstamp elimina XRP dalle sue contrattazioni negli Stati Uniti

E' il primo grande exchange a farlo

Continuano ad addensarsi minacciose nubi su Ripple, dopo la decisione della Securities and Exchange Commission di fare causa all’azienda per la vendita, giudicata illegale, di 1,3 miliardi di dollari sotto forma di titoli non registrati dal 2013 in avanti. Cui vanno aggiunti i token venduti periodicamente al fine di indirizzare il prezzo di XRP alla stregua di una vera e propria banca centrale.

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Bitstamp mette al bando XRP per gli utenti USA

Dopo alcuni exchange di secondo piano, ora è Bitstamp ad eliminare XRP dalle contrattazioni che vedono interessati clienti di stanza negli Stati Uniti. In pratica si tratta della prima grande piattaforma di scambio a procedere in tal senso. Un esempio il quale, però, a detta di molti osservatori dovrebbe essere presto seguito da molti altri exchange, di qualsiasi livello. Chi non lo farà, secondo Jake Chervinsky, consigliere generale presso l’app di finanza decentralizzata Compound, si esporrà a ritorsioni legali da parte della SEC. Una tesi destinata inevitabilmente a far paura. Soprattutto in un momento così particolare per il settore, come quello caratterizzato dal cambio in atto alla Casa Bianca.

Bitstamp: la data limite è l’8 gennaio

Ad annunciare la propria decisione è stato proprio Bitstamp, il quale ha ricordato che il bando a XRP entrerà in vigore il prossimo 8 gennaio, a partire dalle ore 21. La stessa piattaforma ha comunque precisato che il provvedimento riguarderà soltanto i clienti statunitensi, mentre per tutti gli altri le cose rimarranno invariate.
Per evitare che le risorse restino praticamente intrappolate, gli utenti statunitensi devono perciò agire sui token detenuti da Bitstamp entro la data indicata. Anche se sembra difficile che molti di loro non abbiano già provveduto a liquidare le posizioni assunte in precedenza.

Il crollo di XRP prosegue a ritmo sostenuto

Con la conferma delle voci relative alla decisione della SEC, infatti, la quotazione di mercato di XRP ha iniziato una frana senza soluzione di continuità. Al momento il token vale 0,29 dollari, con un calo del 48% solo nel corso dell’ultima settimana. Il quale dovrebbe senz’altro proseguire nelle prossime ore, proprio alla luce della decisione presa da Bitstamp, la quale potrebbe fare da apripista agli altri exchange più grandi. Mentre alcuni di quelli meno importanti avevano già deciso di separare i propri destini da quelli di Ripple.

Una frana senza fine?

Se Bitstamp è il primo exchange realmente importante a bandire XRP dalle contrattazioni negli Stati Uniti, altre piattaforme minori lo avevano proceduto, proprio nel timore di incappare negli strali della Securities and Exchange Commission. Si tratta di Beaxy, CrossTower e OSL, i più reattivi in tal senso.
Alle piattaforme di scambio, poi, si sono accodati Bitwise, Jump Trading e Galaxy Digital. Il fondo aveva investito quasi il 4% delle sue risorse in XRP il passato 9 dicembre e ha deciso di liquidare la sua posizione, ritenendola non più sostenibile alla luce degli ultimi eventi. Mentre i due desk di criptovaluta, tra i maggiori in assoluto, hanno smesso di commerciare il token.
In pratica si sta verificando proprio quello che in molti avevano pronosticato non appena si erano sparse le notizie sulle intenzioni della SEC. Se Brad Garlinghouse sperava in un sostegno del settore crittografico, cercando di coinvolgerlo in una sorta di crociata, la realtà si sta dimostrando molto diversa. E in questo quadro, Ripple rischia di essere travolto dalla marea avversa.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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