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Anche Cuba punta sulle criptovalute contro l’embargo USA

LHabana - Anche Cuba punta sulle criptovalute contro l’embargo USA

Se nel corso degli ultimi mesi si è molto parlato della decisione di Paesi come la Russia e il Venezuela di puntare con grande forza sulle criptovalute, al fine di aggirare o perlomeno limitare gli effetti dell’embargo statunitense, c’è un altro Paese che con tali sanzioni deve fare i conti ormai da molti decenni. Si tratta di Cuba, vero e proprio cuneo politico nel cortile di casa degli Stati Uniti, che da sempre cercano di strangolare il castrismo dal punto di vista economico. L’embargo, in particolare, taglia fuori il Paese dai tradizionali sistemi di pagamento e dai mercati finanziari, con ovvi riflessi economici. Proprio per questo anche l’isola sembra destinata a puntare con decisione sugli asset digitali.

Sono sempre di più i cubani che maneggiano monete digitali

I cittadini di Cuba non possono avere carte di credito o di debito internazionali per usarle in loco e devono combattere con analoghe difficoltà nel farlo all’estero. Proprio per cercare di ovviare a questi pressanti problemi una agguerrita avanguardia di isolani ha deciso di rivolgersi agli asset digitali.
A svelarlo è stato di recente Alex Sobrino, il fondatore del canale Telegram CubaCripto, un luogo virtuale che consente non solo di discutere sulle monete virtuali, ma anche di scambiarle. Secondo lui ammonterebbe ormai a non meno di 10mila il numero di cubani che le utilizzerebbero. In una intervista rilasciata nei mesi passati a Reuters, Sobrino ha spiegato che le criptovalute sarebbero utilizzate al fine di ricaricare i cellulari, per fare acquisti online o utilizzare servizi alberghieri, a partire dalle prenotazioni in albergo. Le transazioni avvengono poi molto spesso di persona, con BTC e Altcoin che vengono scambiati “live” in cambio di denaro contante.

L’atteggiamento del governo

Sinora le criptovalute sono state avversate, dal punto di vista ufficiale, dal governo cubano, essendo ritenute uno strumento di illecito arricchimento. Un orientamento che però, a detta di molti osservatori, nel corso degli ultimi mesi sta mutando in maniera vistosa, proprio in considerazione di quanto sta avvenendo in altri Paesi, anche della stessa area.
Nel recente mese di luglio, infatti, alcuni importanti membri dell’esecutivo hanno dichiarato di guardare con una certa attenzione ad altre nazioni sottoposte alle sanzioni statunitensi, a partire da Venezuela e Iran. Dichiarazioni che fanno presagire l’arrivo di una criptovaluta di Stato anche nell’isola, grazie alla quale diverrebbe possibile attutire almeno in parte le conseguenze dell’embargo, dando così respiro ad un’economia in evidente affanno.

Il ruolo di John McAfee

E’ ancora Reuters ad affermare che un ruolo molto importante in questa vicenda potrebbe essere svolto da John McAfee, il creatore della famosa casa di cybersicurezza e candidato presidenziale, anche se non certo tra i principali, del Partito Democratico. Proprio lui, infatti, si sarebbe dichiarato disponibile per aiutare l’isola a dare vita ad una sua criptovaluta.
Va anche ricordato come a Cuba operi anche un exchange, Fusyona, usato in particolare dai cubani che inviano rimesse dall’estero. La società che lo gestisce è per ora costretta ad operare dal Brasile, proprio a causa del mancato gradimento del governo. Anche in questo caso, però, la situazione sembra destinata a mutare notevolmente nei prossimi mesi.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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