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Anche Ethereum si avvia verso una maggiore privacy

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Anche Ethereum si sta avviando verso livelli di maggiore privacy. Una propensione che nel corso degli ultimi mesi sembra sia stata abbracciata da alcune delle criptovalute più note. Sorprendente soprattutto alla luce delle polemiche che, da sempre, fanno seguito a questa tendenza.
Basti ricordare al proposito le condanne arrivate più volte dal mondo finanziario tradizionale, per capire come quello della privacy rappresenti un terreno minato.
Soprattutto se per maggior livello di privacy si intende l’anonimato. Una vera e propria parolaccia agli occhi non solo delle istituzioni finanziarie, ma anche di quelle politiche.

Le mosse di Ethereum

Per quanto riguarda Ethereum, la strada intrapresa verso maggiori livelli di privacy si è in pratica diramata in due direzioni:

  1. adozione di Keep Protocol con il preciso intento di costruire un secondo layer per Ethereum in modo da migliorare la privacy della sua blockchain;
  2. integrazione della soluzione Zk-snarks di Zcash anche per le transazioni di ETH.

Cos’è Keep Protocol

Keep Protocol è una soluzione che si propone non solo di aumentare i livelli di privacy di Ethereum, ma anche di creare un token legato al valore di Bitcoin, capace però di girare sulla blockchain di Ethereum al fine di ritagliarsi la possibilità di utilizzare BTC su una struttura più veloce di quella nativa ed aprirsi in tal modo alla finanza decentralizzata (DeFi).
Il protocollo varato ha raccolto oltre 7 milioni di finanziamenti, un livello giudicato ora adeguato agli ambiziosi propositi di partenza, appunto una maggiore scalabilità di Bitcoin e una maggiore riservatezza per le transazioni su Ethereum.

Polemiche in vista?

Perché sono sempre di più i progetti nel settore cripto che puntano a maggiori livelli di privacy o, addirittura, a conseguire il totale anonimato? Si tratta di una domanda del tutto lecita, alla luce del fatto che per lungo tempo le criptovalute sono state additate come uno strumento ideale per l’economia criminale.
Se, infatti, il Bitcoin ormai da tempo cerca di sganciarsi da un’aura che può risultare pericolosa, soprattutto per chi si propone di diventare un mezzo di largo consumo nell’ambito delle transazioni che hanno luogo sul web, altre monete virtuali stanno a loro volta intensificando i loro sforzi per assicurare la tanto sospirata riservatezza agli utenti.

Monero e Ripple

Su questa strada è da registrare in particolare l’avanzata di Monero e Ripple.
XMR sta infatti adottando “Triptych“, un sistema che prevede l’implementazione di firme ad anello trustless di dimensione logaritmica. Grazie ad esso la divisa virtuale preferita sul Dark Web andrebbe non solo ad aumentare la velocità, già notevole, senza gravare sui costi delle transazioni, ma anche la possibilità di rendere complicato tracciare i suoi movimenti.
Ripple, a sua volta, è oggetto di una discussione sollecitata dalla proposta di Nikolaos Bougalis, capo del team di sviluppo C++, che renderebbe anonime le transazioni. Una proposta sorprendente proprio alla luce del fatto che XRP si propone da sempre stretti rapporti con il mondo bancario e finanziario tradizionale. Un mondo che ha sempre guardato con aperto fastidio alle istanze di decentralizzazione e privacy delle criptovalute.
Quanto sta accadendo nel mondo cripto, insomma, suona abbastanza sorprendente, suscitando non poche perplessità da parte di molti analisti.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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