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Bank of America: per il 74% dei gestori di fondi Bitcoin è una bolla

Crescono i timori legati alle criptovalute

Circa tre quarti dei gestori di fondi vedono il Bitcoin alla stregua di una bolla. Questo è il risultato di un sondaggio di Bank of America condotto su un campione rappresentato da circa 200 di loro, i quali gestiscono 533 miliardi di dollari.
Se il 74% ha affermato la tesi secondo cui BTC sarebbe una bolla, solo il 16% ha risposto negativamente al quesito, mentre il restante 10% non ha saputo scegliere in un senso o nell’altro. La stessa platea, alla domanda se ritenesse anche il mercato azionario statunitense alla stregua di una bolla, ha visto appena il 7% rispondere affermativamente.

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Bank of America: Bitcoin è in una bolla, da mesi

Il sondaggio condotto da Bank of America conferma in pratica ciò che l’istituto afferma da tempo, ovvero che Bitcoin sarebbe in una vera e propria bolla ormai da mesi.
Addirittura, all’inizio di quest’anno, Michael Hartnett, chief investment strategist presso Bank of America Securities, ha affermato senza mezzi termini che BTC sembra “la madre di tutte le bolle”. Rincarando la dose a marzo, quando ha dichiarato che l’unica buona ragione per detenerlo è la crescita dei prezzi. Una opinione sprezzante la quale è naturalmente tornata ad echeggiare in queste ore.
Un giudizio peraltro condiviso da JPMorgan, che da parte sua ritiene le criptovalute uno dei settori i quali si configurano al momento alla stregua di una bolla. Prevedendo in particolare per l’icona di Satoshi Nakamoto una esplosione del prezzo sino a 130mila dollari.

Secondo Charles Hoskinson anche Dogecoin è una bolla

L’affermazione di JPMorgan sembra avvalorare quanto detto pochi giorni fa da Charles Hoskinson. Il fondatore di Cardano, dal canto suo, ha rivolto i suoi strali contro Dogecoin, affermando di ritenerlo semplicemente una bolla. Un giudizio avvalorato dal fatto che il progetto di Billy Markus e Jackson Palmer non ha una tecnologia originale o un gruppo di sviluppatori su cui contare. Si tratta cioè di un puro e semplice fenomeno di costume. Pompato ad arte da una comunità estremamente composita, in cui spicca il CEO e fondatore di Tesla, Elon Musk.
Tanto da spingere Hoskinson ad affermare che i piccoli investitori dovrebbero avere il buon senso di restarne al largo. E che, secondo lui, coloro i quali hanno già acquistato DOGE dovrebbero avere il buon senso di vendere e realizzare sinché sono in tempo. Un suggerimento arrivato proprio mentre il token ripiegava in maniera vigorosa.

I timori per l’intero settore

Quanto detto da Hoskinson dovrebbe essere considerato con molta attenzione dall’intero spazio crittografico. Il timore alla base del suo ragionamento è fondato su un dato di fatto: nel caso Dogecoin esplodesse all’improvviso, il suo crollo potrebbe contagiare anche il resto delle criptovalute. Dando ragione a chi indica nel denaro digitale un semplice strumento di speculazione e annullando anni di sforzi per far prendere sul serio gli asset digitali al mondo circostante.
Se ciò accadesse, resta però da capire se potrebbe essere realmente un male. Come già accaduto alle aziende tecnologiche dopo lo scoppio della bolla delle dot.com, all’inizio del millennio, sono restate in campo solo le aziende più forti. Le quali rappresentano ormai una realtà indiscutibile, con cui tutti devono fare i conti. La stessa cosa potrebbe accadere se la bolla delle criptovalute esplodesse, lasciando un terreno bonificato su cui potrebbero prosperare i tanti progetti realmente sani del settore.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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