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Bitcoin Cash, è avvenuto l’hard fork. Cosa accadrà ora?

Gli osservatori si interrogano su quanto avvenuto

Come previsto, è andato a buon fine l’hard fork di Bitcoin Cash, un evento reso inevitabile dalla proposta di modifica avanzata da un gruppo, Bitcoin Cash ABC (BCH ABC), guidato dallo sviluppatore Amaury Sechet.
Secondo il quale il piano di sviluppo del token doveva essere finanziato da una tassa dell’8% sul mining. Il piano, noto come Infrastructure Funding Plan (IFP), è stato avversato da Bitcoin Cash Node (BCHN), con la successiva divisione della catena.

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Roger Ver contro Amaury Sechet

Nel dibattito che ha preceduto il fork, si è distinta la voce di Roger Ver, considerato una sorta di profeta libertario nel settore della crittografia. Il quale ha confermato anche in questa occasione i suoi richiami ideologici, bollando Amaury Sechet alla stregua di un pianificatore sovietico degli anni ’50.
Secondo lui, infatti, trattandosi di un protocollo open source, gli sviluppatori non dovrebbero essere retribuiti tramite una parte dei proventi del mining, bensì cercare altre fonti di finanziamento. Aggiungendo inoltre che il gruppo di lavoro del token avrebbe anche troppi soldi. Proprio per questo motivo avrebbe intrapreso troppe direzioni, spesso molto diverse. Una tesi abbastanza strana, quest’ultima, a lume di logica.

La tesi di Chris Troutner

Nella disputa tra le due parti, è intervenuto anche Chris Troutner, uno sviluppatore che in precedenza ha lavorato presso Bitcoin.com di Roger Ver ed è vicino al gruppo BCH ABC.
Secondo lui, il vero problema nella disputa è il vero e proprio furore ideologico verso Amaury Sechet. Il parere di Troutner è che gli avversari di BCH ABC vogliono provocare l’uscita di scena di questi, non altro. A dimostrarlo sarebbe proprio il fatto che Sechet non avrebbe mai cambiato idea sul modo di finanziare il progetto Bitcoin Cash.

Bitcoin Cash: cosa potrebbe accadere ora?

Avvenuto il fork, gli osservatori si interrogano ora su quanto potrebbe accadere. Secondo molti di loro, l’esito della vicenda è abbastanza scontato. Nella gara partita tra le due parti, dovrebbe avere la meglio Bitcoin Cash Node (BCHN), anche alla luce di quanto sta accadendo in queste ore.
Sono infatti stati già minati 82 nuovi blocchi, ma solo 6 di essi sulla catena di BCH ABC. Al momento è quindi già chiaro come la catena principale sia quella di BCHN, destinata di conseguenza a mantenere nome e simbolo di Bitcoin Cash (BCH).
Mentre esistono forti dubbi sulla sopravvivenza della catena di Bitcoin ABC, la quale include una “Coinbase Rule” destinata a stornare in automatico l’8% dei token minati a favore dello sviluppo del protocollo. Una tassa con tutta evidenza non gradita.

Il ruolo degli exchange

Nella vicenda stanno giocando un ruolo anche gli exchange. I quali già da tempo hanno esplicitato il loro favore al gruppo di Roger Ver. A partire da Kraken, che in un post del 6 novembre, ha affermato che supporterà BCHN, indipendentemente dall’esito del fork. Una posizione molto netta e che è stata seguita da altre piattaforme di scambio.
Un orientamento il quale sembra destinato a rafforzarsi nelle prossime ore, soprattutto alla luce della quotazione dei due token, al momento. BCH, il token della catena BCHN, pur facendo registrare una lieve perdita, si aggira comunque intorno ai 250 dollari. Mentre Bitcoin Cash ABC, il coin concorrente, è letteralmente crollato, attestandosi ad appena 12 dollari. Un effetto dell’ostracismo decretato dalla maggior parte dei minatori, i quali avevano già annunciato la loro decisione di non sostenerlo.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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