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Bitcoin, cos’è accaduto negli ultimi giorni, oltre all’halving?

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L’halving di Bitcoin ha naturalmente monopolizzato la discussione sulle criptovalute nel corso degli ultimi tempi. Prima la spasmodica attesa per il conseguimento del blocco numero 630mila, poi il tentativo di capire cosa potrebbe accadere ora, hanno in pratica spinto l’opinione pubblica a concentrarsi, in un modo o nell’altro, sul dimezzamento delle ricompense spettanti ai miners.
Bitcoin, però, non è solo halving, anzi, nello stesso periodo si sono verificati altri fatti di un certo rilievo, alcuni di essi conseguenti direttamente ad esso, che andrebbero analizzati con maggiore attenzione. Andiamo a vedere quali.

Il mondo finanziario apre a BTC?

Il primo fattore da prendere in considerazione è quello collegato alla finanza. Nel corso degli ultimi giorni si sono susseguite le voci che vorrebbero istituti bancari come JP Morgan Chase o Goldman Sachs molto interessati al commercio di BTC. Ma non al loro acquisto diretto, bensì alle opportunità che esso potrebbe offrire alla propria clientela. In particolare il secondo istituto ormai da mesi indica nell’icona delle monete virtuali un ottimo asset alternativo. Un giudizio che sembra destinato a rafforzarsi in questa fase caratterizzata dal coronavirus che sta costringendo governi e banche centrali ad inondare l’economia reale di liquidità.
Non sono invece voci quelle relative a Paul Tudor Jones. Il fondatore di Tudor Investment Corporation, uno degli hedge fund più performanti a livello globale, ha infatti affermato di puntare con forza su Bitcoin.
Un orientamento il quale non desta eccessiva sorpresa, proprio in considerazione del vero e proprio terremoto causato dalla pandemia in atto sugli equilibri economici. Chi sta cercando asset in grado di dare un minimo di tranquillità e permettere al contempo di sognare rendimenti adeguati, non può che essere interessato ad un BTC indicato ormai alla stregua di oro digitale.

Lo stato del mining

Altro elemento di discussione negli ultimi giorni è poi stato il mining. Una notizia delle ultime ore, in particolare, ha destato notevole sensazione, quella relativa al fatto che, nella struttura delle ricompense ora spettanti ai minatori, avrebbe assunto un notevole rilievo il peso delle commissioni.
Secondo Mario Gibney, Customer Support Lead di Blockstream, il premio per i minatori sarebbe ora attestato a quota 7,16 Bitcoin, di cui 0,91 sotto forma di commissioni, ovvero il 12,7%. Un livello mai raggiunto prima e che potrebbe diventare sempre più importante per il settore nel post halving.

Il mining dopo l’halving

Proprio il mining, nel post halving, si ritrova a fare i conti con la situazione innescata dal dimezzamento delle ricompense. Il quale spinge tutti a fare bene i propri calcoli, per capire se sia il caso di proseguire l’attività di calcolo dedicandola a BTC, oppure virare sulle Altcoin, almeno quelle che mostrano il miglior potenziale di guadagno.
Una scelta, la seconda, già operata da Valarhash Baite, la quale deteneva una quota notevole di hash rate sino a qualche settimana fa e che ora ha optato per altre strade. Rimpiazzata a quanto sembra da Lubian, nuova azienda emersa nelle ore successive all’halving, quando si è sparsa la notizia che proprio ad essa era riconducibile oltre il 5% dell’hash rate rilevato.
Già questi movimenti, cui se ne aggiungeranno probabilmente altri nei prossimi giorni, fanno capire come la situazione nell’ambito del mining si presenti estremamente frastagliata e molto esposta ai mutamenti.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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