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Bitcoin è ormai un fenomeno di massa in America Latina

Ad affermarlo è uno studio di Chainalysis

Ormai il Bitcoin rappresenta una vera e propria riserva di valore in America Latina. A favorirne l’adozione di massa sono soprattutto i livelli di iper-inflazione che affliggono le monete fiat del continente. In queste condizioni, per una gran massa di lavoratori e pensionati è gioco forza scambiare i propri emolumenti in denaro digitale, per conservare un valore d’acquisto altrimenti impossibile.

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Il rapporto di Chainalysis

Il trend in atto era già visibile da tempo per gli esperti, ma ora arriva un autorevole sigillo. La società di analisi dei dati blockchain Chainalysis ha infatti provveduto alla pubblicazione di un nuovo studio sull’utilizzo di valuta digitale nei paesi dell’America Latina, basato su dati on-chain e interviste con esperti regionali.
Lo studio in questione fa parte del report Geography of Cryptocurrency dell’azienda, il quale dovrebbe a sua volta essere pubblicato nel corso di questo mese.
Secondo gli estensori dello studio, a spingere in direzione dell’adozione del denaro virtuale in Sud America sarebbero fattori come l’impossibilità di avere un accesso bancario, le esigenze di rimessa e, soprattutto, la svalutazione delle valute fiat locali.

Bitcoin come alternativa al conto corrente bancario

Secondo Sebastian Villanueva, gestore delle operazioni cilene per l’exchange Satoshitango, l’impossibilità di aprire un conto bancario da parte di privati e aziende sta spingendo questi soggetti a rivolgersi al Bitcoin.
La mancanza di ascolto presso il mondo bancario si spiega con il fatto che sono in molti a svolgere lavori precari o saltuari. Un gran numero di persone che non può produrre una documentazione idonea per trovare ascolto in banca, optando quindi per le criptovalute.

L’inflazione è troppo elevata

Altro fattore di grande rilievo in questa storia è poi rappresentato dall’inflazione. Troppo elevata in Paesi come Argentina e Venezuela, ove lavoratori e pensionati preferiscono correre il rischio legato alla volatilità di BTC a livelli inflattivi spaventosi.
Se in Argentina era il dollaro a fungere da alternativa, la decisione del governo di Buenos Aires di limitarne la quantità circolante ha spinto all’adozione di denaro virtuale. Una decisione presa anche in molti altri Paesi del continente e tale da preconizzare l’adozione di massa degli asset digitali.

Il caso cileno

In Cile, a favorire il fenomeno sono state le grandi manifestazioni contro il governo liberista di Sebastián Piñera.
Da quando sono iniziate, le piattaforme legate alla valuta tradizionale hanno avuto un vero e proprio crollo nel giro di affari. A fronte di un vero e proprio boom degli exchange. A partire proprio da Satoshitango, il cui giro d’affari è cresciuto nell’ordine del 35%. Un trend il quale dovrebbe senz’altro proseguire nell’immediato futuro.

Tutto il Sud America si sta convertendo al Bitcoin

Non sono soltanto Cile, Argentina e Venezuela ad avviarsi verso una economia sempre più digitale. Il Brasile guida infatti  la classifica di utilizzo di criptovaluta per volume on-chain, mentre anche la Colombia vede una affermazione sempre più notevole del denaro virtuale.
Nel complesso, se si fa riferimento all’ultimo anno, i paesi dell’America Latina hanno inviato criptovaluta per un valore di 25 miliardi di dollari, ricevendone a loro volta 24.
In pratica, tra il 5 e il 9% di tutte le transazioni in criptovaluta avvengono nel continente. Un trend favorito anche dall’interesse degli investitori professionali, come quelli che rappresentano i fondi pensione.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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