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Bitcoin Gold cresce del 173% grazie ad un equivoco

Una vicenda che ricorda quella di Shiba Inu

Nonostante una certa stasi del mercato, Bitcoin Gold, un fork di BTC risalente al 2017, ha fatto registrare una crescita del 173% nel corso dell’ultima settimana. Una crescita talmente impetuosa da costringere gli analisti ad interrogarsi sui fattori che stanno spingendo BTG. Arrivando ad una conclusione inequivocabile: si tratta semplicemente di un equivoco!

Bitcoin Gold - Bitcoin Gold cresce del 173% grazie ad un equivoco

La crescita di Bitcoin Gold è il risultato di un semplice equivoco

Il 9 aprile, Bitcoin Gold ha raggiunto quota 119 dollari di quotazione. Si tratta del prezzo più alto raggiunto dal febbraio 2018, tale da permettergli di assestarsi al 62° posto nella classifica di CoinMarketCap, relativa alla capitalizzazione di mercato.
Un risultato il quale è stato reso possibile da una crescita giornaliera del 15%, con la movimentazione di oltre 250 milioni di dollari.
A far lievitare il suo prezzo, però, non sono state notizie particolarmente positive o comunque riferibili a Bitcoin Gold, ma l’annuncio della collaborazione tra Gemini, la piattaforma di scambio dei gemelli Vinklevoss, e la banca d’investimento brasiliana BTG Pactual. Una entità totalmente distinta, quindi, ma proprio la presenza di quel ticker, BTG, è bastata per trarre in inganno molti trader alla ricerca di occasioni in un momento tutto sommato fiacco del mercato crypto. I quali non si sono fatti pregare per acquistare il token.

Un vero e proprio paradosso

La vicenda di queste ore è abbastanza paradossale. Soprattutto nel caso in cui la si confronti con quanto accaduto dopo l’annuncio, avvenuto il passato 27 marzo, della collaborazione tra Bitcoin Gold e Phala Network, relativo allo sviluppo di ponti cross-chain leggeri per l’ecosistema Polkadot rivolto a BTG e altre catene basate su Bitcoin.
In quella occasione, infatti, il prezzo del token è rimasto invariato o quasi. Come del resto è successo per molto tempo, nel corso del quale il risultato di uno dei tanti fork di BTC è stato sostanzialmente ignorato dagli investitori.

La sobrietà di Bitcoin Gold

Un disinteresse derivante probabilmente dal fatto che Bitcoin Gold ha evitato nel corso del tempo di proporsi come il vero Bitcoin, puntando su un atteggiamento più sobrio. Il gruppo di lavoro di BTG preferisce in effetti presentare la propria creazione alla stregua di una criptovaluta costruita adottando i fondamenti di Bitcoin, estratta su GPU comuni invece che su ASIC speciali.
Il suo intento, in particolare, è quello di potenziare ed estendere lo spazio crittografico con una blockchain strettamente compatibile con Bitcoin, senza però utilizzare risorse come il potere hash dell’illustre genitore. Una sobrietà che a quanto pare, però, non ha sinora pagato eccessivamente.

L’equivoco è all’ordine del giorno

La vicenda di Bitcoin Gold suona stranamente simile a quella che ha interessato di recente Shiba Inu, un token di cui nessuno o quasi conosceva l’esistenza. E’ bastato un tweet di Elon Musk, l’ennesimo, per far esplodere il suo prezzo. Nel suo messaggio, però, il fondatore di Tesla aveva accennato alla sua intenzione di acquistare un cane Shiba Inu, e non la criptovaluta in questione. Tanto è bastato per spingere un gran numero di trader a fiondarsi sul token, causandone la crescita nell’ordine del 400% in poche ore.
Una vicenda abbastanza grottesca la quale, se da un lato segnala nuovamente la funzione di influencer esercitata da Musk, dall’altro offre il destro ai cripto-haters per riproporre la loro critica all’intero settore. Da essi indicato alla stregua di una vera e propria bisca, ove può succedere di tutto.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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