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Bitcoin Gold, una triste parabola discendente di cui non si vede la fine

La crisi di un progetto che aveva destato grande interesse agli esordi

Bitcoin Gold rappresenta un caso abbastanza clamoroso, anche in un panorama estremamente mutevole come quello delle criptovalute. Nato nel 2017 sotto forma di hard fork, il progetto si fondava su un assunto molto preciso e semplice: rendere più democratico il processo di mining in modo da renderlo accessibile al maggior numero possibile di utenti, senza costringerli a spendere una fortuna in apparecchiature adeguate per reggere la competizione.
Un progetto molto connotato anche da un punto di vista ideologico, quindi, salutato da notevole entusiasmo al suo apparire. Un entusiasmo che, però, a lasciato ben presto il campo alla delusione. Derivante da manchevolezze di non poco conto.

Bitcoin Gold - Bitcoin Gold, una triste parabola discendente di cui non si vede la fine

In cosa consiste il progetto Bitcoin Gold

La democratizzazione indicata come scopo della propria esistenza, è stata perseguita dal gruppo di sviluppo di Bitcoin Gold tramite il passaggio dall’algoritmo di mining SHA256 di Bitcoin a Equihash. Il quale permette agli utenti di minare il token utilizzando le loro unità di elaborazione grafica (GPU). Gli sviluppatori di Bitcoin Gold avevano adottato questa modifica con l’evidente intento di impedire la centralizzazione del potere di mining. Un problema che si è evidenziato sin dalla prima apparizione di Bitcoin e di molte altre criptovalute fondate sul meccanismo di consenso proof-of-work (PoW).
Nonostante il progetto sia open source, il suo sviluppo è stato affidato ad una organizzazione recante lo stesso nome del token. La quale ha peraltro dato vita ad una decisione abbastanza controversa, ovvero l’estrazione di 100mila Bitcoin Gold senza alcuna concorrenza. Il 5% dei quali sono stati trasferiti ai membri del team fondatore e il restante destinati ai piani di sviluppo.

Il rapido declino

Salutato da una quotazione di mercato pari a oltre 8 miliardi di dollari, corrispondente all’ottava posizione nella capitalizzazione di mercato, BTG ben presto ha iniziato una vera e propria picchiata. Che in pratica non ha mai avuto fine.
Quali le cause di questo rapido declino? La prima è da ricercare nel fatto che alcuni importanti exchange (ad esempio Bittrex e Coinbase) hanno immediatamente rifiutato di contrattare Bitgoin Gold.
La seconda è invece derivante da alcune debolezze che hanno caratterizzato il progetto dal punto di vista tecnico. Lasciando le porte aperte alla temibile ipotesi di attacchi 51%. Ipotesi diventate presto una triste realtà, a partire dall’operazione messa a segno da alcuni hacker nel 2018. La quale ha costretto il team di sviluppo a implementare un aggiornamento al suo algoritmo di mining nel giugno 2018. Passando da Equihash ad una versione modificata denominata “Equihash-BTG”.

Cosa accadrà ora?

Gli attacchi sono però proseguiti tanto da costringere Bitcoin Gold a continuare a lavorare per cercare di risolvere il problema. Da poco è stata annunciata una potenziale soluzione ai problemi, quella rappresentata da Cross-Chain Block Notarization Protocol. Si tratta di un concetto di soft fork il quale andrebbe ad utilizzare un nodo segreto al fine di autenticare i blocchi, impedendone in tal modo la falsificazione.
La rete Bitcoin Gold vanta al momento appena 97 nodi raggiungibili, metà dei quali si trova in Germania, Stati Uniti e Francia. Nonostante ciò, è riuscito a contrastare un potenziale attacco del 51% nel luglio 2020 provvedendo a far circolare un checkpoint al blocco 640.650 ai nodi, tale da impedire all’autore dell’attacco di ripristinare la blockchain. Resta da vedere se ciò basterà per ripristinare la fiducia degli investitori. Anche considerato come attualmente la capitalizzazione si sia ridotta del 98% rispetto ai massimi storici.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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