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Bitcoin, i consumi per il mining restano molto elevati

Mining farm Iran - Bitcoin, i consumi per il mining restano molto elevati

Come è noto ormai da tempo, il mining di Bitcoin comporta un notevole spreco di energia. Se la discussione al riguardo vede opinioni molto diversificate, c’è un dato su cui tutti sembrano concordare: bisogna cercare di renderlo più compatibile con l’ambiente.
Se si pensava che con il dimezzamento delle ricompense conseguente all’halving di maggio si sarebbe in effetti potuta verificare una tendenza di questo genere, gli ultimi dati sembrano invece smentire l’assunto.

I consumi stanno aumentando di nuovo

Secondo i dati di Digiconomist, il consumo di energia di Bitcoin è diminuito del 24% nelle due settimane successive all’halving dell’11 maggio. In quel periodo, infatti, il 38% della potenza di hash della rete è scomparsa, a seguito del notevole rimescolamento delle carte nell’ambito dei miners. Tra coloro che avevano abbandonato e gli altri i quali si erano presi una pausa di riflessione, l’abbattimento del dato era stato effettivamente molto forte.
Si trattava però di una semplice fase transitoria, come si è incaricato di dimostrare l’evoluzione delle settimane successive. A dimostrarlo sono i dati proprio di Digiconomist e di Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index.

I dati di Digiconomist

I dati resi noti da Digiconomist mostrano che il mining di Bitcoin ha raggiunto il livello di 61.256 terawattora (TWh) all’anno. E’ il dato più alto riportato dall’11 maggio. Se già a giugno il dato di consumo giornaliero aveva lambito brevemente i 60 TWh, ora nel mese corrente questo dato è stato oltrepassato per oltre una settimana. Anche il minimo, peraltro, è salito, se si pensa che quello della rete Bitcoin si è attestato a circa 51.214 TWh, ovvero il minimo più alto riportato dal 14 marzo.
Volendo fare un raffronto tale da chiarire meglio il quadro, va sottolineato come il consumo totale di energia stimato per il Bitcoin in questo momento sovrasta quello di un Paese come l’Algeria. Sempre secondo il report di Digiconomist, il dato si appresterebbe anche al sorpasso del Kuwait. E, ancora, si può notare come BTC sia caratterizzato da un’impronta di carbonio paragonabile a quella di Myanmar, cumulando una generazione di rifiuti elettronici sui livelli di quella del Lussemburgo. Mentre una singola transazione Bitcoin ha un’impronta di carbonio equivalente a 626.300 transazioni Visa o a quella che si può ottenere guardando 41.757 ore di video in streaming su YouTube.

Le stime di Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index

Variano leggermente le stime di Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index, pur affermando in sostanza una tendenza al rialzo della quantità di energia che viene impiegata a livello globale al fine di estrarre token.
In questo caso, infatti, il picco medio è stato pari a 59,19 TWh, calato di poco nei giorni successivi al 6 luglio, quando è stato registrato. Il picco in questione è comunque il più alto fatto registrare dal 21 maggio.
Anche l’hashrate di Bitcoin sta crescendo come dimostra i dati di BitInfoCharts, i quali evidenziano un recente picco di 131.5115 E messo a segno mercoledì 7 luglio. Si tratta del dato più elevato  registrato dall’11 maggio.
Va ricordato a questo punto come si stia parlando di numeri ancora lontani dai 77.782 TWh all’anno che erano stati registrati da Digiconomist all’inizio di maggio. Al tempo stesso proprio la tendenza in atto suggerisce che il consumo di energia di mining di Bitcoin sia ormai in costante aumento, anche se in maniera graduale, dopo la caduta post-halving. Resta solo da capire a quali livelli si arriverà nelle prossime settimane.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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