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Bitcoin, la Cina ne promuove il mining nel Sichuan

La regione presenta condizioni ideali in tal senso

La provincia cinese del Sichuan è già stata individuata da tempo dal governo di Pechino alla stregua di hotspot globale per l’estrazione di Bitcoin. Una decisione favorita del resto all’inizio del nuovo millennio dalle particolari condizioni climatiche della zona. La regione, situata nella parte meridionale del Paese, è infatti oggetto di un gran numero di precipitazioni, le quali hanno dato spunto per la costruzione di molte centrali idroelettriche. Una condizione tale perciò da rivelarsi ideale per il mining di criptovalute.

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Il Sichuan è la meta ideale per i minatori di Bitcoin

La possibilità di avere accesso ad energia elettrica a basso costo, ha quindi spinto molti miners di Bitcoin a installarsi lungo le rive dei tanti fiumi del Sichuan. A partire dallo Yangtze e dai suoi affluenti, i quali hanno fornito loro l’habitat ideale. Nonostante alcuni intoppi dovuti alle inondazioni, effettivamente molto frequenti nella zona, ancora oggi.
Se in un primo tempo il governo cinese ha trattato non proprio bene queste comunità, nel corso degli ultimi anni le cose sono andate mutando. Tanto che in concomitanza con l’esplosione della pandemia di Covid-19, la città di Ya’an ha pubblicato un  documento  il quale rappresenta un evento importante per i miners. Esso, infatti, ha indicato nelle fonti di energia dell’area la condizione ideale per l’estrazione di BTC. Una tesi del resto fondata sui dati reali.

Un centesimo per chilowattora

Nel corso del mese di agosto, il governo cinese ha rilasciato un gran numero di licenze per l’estrazione di criptovalute nel Sichuan a favore delle società interessate. Invogliate a loro volta da tariffe le quali si aggirano sul centesimo di dollaro per chilowattora. Questo fa capire cosa si intenda per condizioni ideali per il mining.
Cui deve essere aggiunto un ambiente ideale per tutti coloro che sono intenzionati a virare sull’innovazione finanziaria. Sfruttando ad esempio la tecnologia blockchain, come ha deciso di fare la città di Chengdu, la capitale del Sichuan. La quale ha annunciato  lo sviluppo di un parco industriale blockchain. Sarà proprio questo il tramite per promuovere un forte ecosistema per le nuove imprese del settore. Secondo i rapporti disponibili, sarebbero già otto le società minerarie che hanno accettato di partecipare al progetto, mentre ammonterebbe a 39 il numero di quelle interessate.

Il Bitcoin motore dello sviluppo per il Sichuan?

Il mutamento di atmosfera intorno al Bitcoin e alle criptovalute è abbastanza evidente in Cina. Favorito dalla situazione economica innescata dalla pandemia, la quale obbliga a ragionare in maniera diversa dal passato.
Anche se va sottolineato come già prima del diffondersi del virus il gigante orientale avesse mostrato grande interesse per gli asset digitali. Tanto da mettere in campo lo yuan digitale e da promuovere l’adozione della blockchain con sempre maggiore forza.
Secondo gli analisti, del resto, l’intento di questa politica sarebbe abbastanza chiaro: attaccare il potere imperiale del dollaro.
In questa ottica, la promozione del Sichuan come zona ideale per il mining rappresenta un logico corollario. Grazie al quale diventa possibile razionalizzare al meglio l’impiego delle sue risorse idroelettriche. Una decisione tale da fare della regione un hotspot di grande rilievo per tutti coloro che intendono sfruttare il mining.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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