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Bitcoin, nel 2020 il suo dominio è calato di dieci punti percentuali

Chi sarà ad attaccarne le posizioni?

Bitcoin continua ad essere la criptovaluta più famosa in assoluto. Tanto da esercitare un vero e proprio dominio sul resto del lotto.
Un dominio il quale, però, nel corso del 2020 è sceso di ben dieci punti percentuali. Se in apertura d’anno rappresentava il 68% del settore, attualmente si pone intorno al 58%.
Una discesa tale da spingere più di qualche osservatore a porsi una domanda ben precisa: il dominio di BTC sta per essere messo in discussione? Una domanda secca, la cui risposta deve però essere necessariamente articolata.

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I dati attuali

In termini di capitalizzazione di mercato, Bitcoin rappresenta dunque al momento il 58%. Una percentuale tale da rendere la sua posizione ancora molto forte, se si considera che il suo immediato inseguitore, Ethereum, è attestato al 12%. Nonostante questi dati, però, da più parti si iniziano a levare voci secondo le quali questa situazione è destinata a mutare. Anche se non si riesce a capire precisamente quando.

Bitcoin è incapace di adattarsi ai tempi

A far crescere lo scetticismo intorno alla posizione di dominio di BTC e alla sua effettiva capacità di mantenerla, è in particolare la sua incapacità di adattarsi ai tempi.
Mentre il resto del settore è costantemente alla ricerca di nuove soluzioni tecniche in grado di rafforzare le posizioni acquisite e scalarne di nuove, la creazione di Satoshi Nakamoto non produce alcuna apprezzabile novità in tal senso. In pratica, dal 3 gennaio del 2009, data ufficiale della sua creazione, la regina dei crypto-asset è rimasta praticamente inalterata.
Se nessuno a livello ufficiale osa mettere in discussione la sua validità, ogni gruppo di lavoro operante nel settore si propone invece di migliorarne aspetti reputati carenti. In termini di sicurezza, velocità e convenienza delle transazioni.

Ethereum o Defi? Lo sfidante è ancora da definire

Se sono in molti a credere ad un prossimo attacco alla posizione di dominio di Bitcoin, i pareri divergono invece su chi sarà l’artefice dell’attacco.
Da una parte si reputa possa essere Ethereum a condurlo. Un parere dovuto in particolare alle modifiche cui sta andando incontro la creazione di Vitalik Buterin, in particolare il passaggio dal Proof of Work (PoW) al Proof of Stake (PoS).
Un passaggio che non solo prefigura l’Ethereum 2.0, ma desta anche grande entusiasmo per le applicazioni decentralizzate (dApps) che possono conseguirne. Una sorta di euforia che ha permesso a Ethereum di passare dal 7% di inizio anno al 12% attuale in termini di capitalizzazione di mercato.
Secondo altri, invece, sarà la finanza decentralizzata (DeFi) a portare un attacco mortale a Bitcoin. Un parere motivato dal fatto che proprio le possibili applicazioni dei vari protocolli in ambito finanziario potrebbero calamitare gli appetiti dei grandi investitori. Soprattutto quelli più validi, come ad esempio Aave, che si propone la formazione di un marketplace in cui si verifica l’incontro tra chi vuole prestare denaro digitale e chi è alla ricerca di risorse che non riesce evidentemente a reperire sul mercato tradizionale.
Un mercato in cui può entrare anche chi non è in grado di prestare le dovute garanzie e che, come tale, potrebbe rivelarsi fondamentale per realizzare l’inclusione finanziaria che oggi è resa impossibile dal modus operandi della finanza tradizionale.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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