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Brad Garlinghouse ora rischia di rimanere isolato

Per Ripple si prospettano tempi duri

Dopo le clamorose dichiarazioni rilasciate in merito alla notizia che la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti sta preparando una causa contro la presunta emissione senza licenza di token da parte di Ripple, ora Brad Garlinghouse rischia di restare solo. Il suo tentativo di far apparire tale decisione come una crociata contro l’intero mondo crittografico, sembra proprio non aver trovato molte sponde da parte dello stesso. Andiamo a vedere perché.

Brad Garlinghouse - Brad Garlinghouse ora rischia di rimanere isolato

Le dichiarazioni di Brad Garlinghouse

In risposta a quanto trapelato sull’ormai imminente avvio di una causa da parte della SEC, il Ceo di Ripple aveva dato vita ad una serie di dichiarazioni clamorose. In particolare affermando che il vero obiettivo della commissione non era Ripple, ma l’intera industria crittografica.
Aggiungendo poi che le uniche criptovalute a restare fuori da questa crociata sarebbero state Bitcoin e Ether. Ovvero le reti controllate dal partito Comunista cinese, dando così ad intendere una sorta di collusione del governo statunitense con il gigante orientale. Una connotazione politica la quale, con tutta evidenza, non è piaciuta molto proprio al settore dell’innovazione monetaria.

Il mondo della crittografia appoggia le tesi della SEC

A stretto giro di posta, infatti, è arrivata la risposta di alcuni personaggi di rilievo della comunità crittografica. A partire da Samson Mow, CSO della società Blockstream, il quale non ha avuto remore nell’affermare che non c’è nulla di criptato o innovativo su Ripple.
Un giudizio il quale attesta nella maniera più plateale possibile l’evidente fastidio di molte persone del settore per un asset considerato alla stregua di un intruso o poco più.

Il controverso rapporto tra Ripple e XRP

Tra i motivi che hanno provocato il fastidio di ampi settori della crittografia, c’è in particolare il controverso rapporto tra Ripple e XRP.
Ripple, infatti, sostiene di non avere nulla a che fare con XRP, pur detenendone oltre 50 miliardi di token. Inoltre ormai da tempo si segnala per la vendita di enormi volumi degli stessi sul mercato aperto. E, ancora, Ripple contribuisce al codice Ledger, utilizzato per XRP. Tanto da far sembrare le sue giustificazioni una sorta di provocazione, difficile da digerire per il resto dell’industria legata agli asset digitali.

Ripple: cosa potrebbe accadere ora

Mentre sta sempre più montando il caso, l’avvocato Jake Chervinsky, consigliere generale presso l’app di finanza decentralizzata Compound, ha lanciato una ipotesi abbastanza clamorosa. Ha infatti affermato che XRP potrebbe essere bannato da diversi scambi regolamentati negli Stati Uniti.
Il non procedere in tal senso, infatti, potrebbe spingere la SEC ad attivarsi contro le piattaforme accusandole in particolare di vendere un asset non permesso ad investitori di stanza sul territorio degli Stati Uniti.

La mossa di Brad Garlinghouse rischia di diventare un boomerang

A giudicare da quanto sta accadendo, la decisione di Brad Garlinghouse di allargare il campo di battaglia sembra essersi tramutata in un vero e proprio boomerang, sin dai primi passi. Con una ulteriore conseguenza negativa, ovvero quella di far puntare lo sguardo degli investitori sulla questione.
Il risultato di questa sovraesposizione si è subito fatto avvertire sul mercato. Ove XRP ha fatto rapidamente registrare un calo nell’ordine del 10% in poche ore. Un tracollo il quale, peraltro, rischia di accentuarsi con il trascorrere dei giorni. Soprattutto se da parte dell’azienda si preferirà la linea dello scontro con la SEC.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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