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Cardano, secondo Frederik Gregaard non si trasformerà in privacy coin

Le parole del CEO dovrebbero porre fine alle indiscrezioni delle passate settimane

Frederik Gregaard, CEO della Cardano Foundation, ha affermato che il token non si trasformerà in una vera e propria privacy coin.
Si tratta di una dichiarazione molto importante, alla luce delle voci che avevano preso a circolare nei mesi precedenti, secondo le quali Cardano si apprestava a percorrere le orme di Monero, Grin, Dash, Zcash e altre criptovalute che perseguono l’anonimato.

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La dichiarazione di Frederik Gregaard

L’opinione di Frederik Gregaard è stata espressa nel corso di una delle frequenti riunioni in cui dirigenti della Cardano Foundation scambiano opinioni con la propria comunità di supporter.
In particolare, secondo il CEO dell’ambizioso progetto varata da Charles Hoskinson, Cardano rivolge i suoi sforzi al mondo bancario. Con il quale intende naturalmente stabilire proficui rapporti. Una ambizione la quale potrebbe con tutta evidenza essere vanificata nel caso in cui il token si trasformasse in un araldo dell’anonimato. Ovvero un aspetto ancora oggi fortemente avversato, per ovvi motivi, dalla finanza tradizionale. Il quale potrebbe decidere di tagliare i contatti con ADA.
Un pericolo che sarebbe già stato fatto presente al team di sviluppo del progetto, in modo da orientarne il lavoro verso direzioni meno pericolose e soluzioni più trasparenti.

Perché la dichiarazione di Gregaard su Cardano?

Il motivo che ha spinto Gregaard a dichiarare la volontà di non trasformare Cardano in una vera e propria privacy coin, ovvero in grado di assicurare il totale anonimato nel corso delle transazioni che ne prevedano l’impiego, è da ravvisare soprattutto nella decisa contrarietà mostrata dalle istituzioni monetarie di alcuni Paesi.
In particolare Stati Uniti e Russia, ove gli enti delegati al contrasto delle attività illegali e di riciclaggio di denaro sporco hanno deciso di occuparsi proprio del problema rappresentato dalle monete che perseguono alti livelli di privacy.
A partire da Monero, che si trova in questo momento sotto attacco in entrambi i Paesi. L’IRS (Internal Revenue Service) degli Stati Uniti si è rivolto a Cipher Trace per poter avere uno strumento in grado di combattere l’anonimato di XMR. Mentre il Federal Financial Monitoring Service russo ha a sua volta promosso la creazione di una nuova piattaforma di analisi per il monitoraggio di transazioni in criptovalute sfruttando l’intelligenza artificiale, denominato “Transparent Blockchain. Il cui compito sarà soprattutto quello di contrastare Monero e Dash, ma non solo.

Anche gli exchange si stanno adeguando

Le attività di contrasto nei confronti delle privacy coin da parte degli Stati nazionali incute con tutta evidenza un notevole timore nel mondo della crittografia. Come dimostra la serie di delisting cui è andato incontro Monero nel corso degli ultimi mesi, da parte degli exchange. L’ultimo dei quali è stato messo in atto da ShapeShift, piattaforma che, a sua volta, è oggetto di molti rumors. Dovuti in particolare a politiche sin troppo avventate messe in atto negli anni precedenti. Tanto da essere accusata dal Wall Street Journal di essere in pratica una vera e propria lavanderia di capitali sporchi.
In questo turbinare di indiscrezioni, pericolose a livello di reputazione, la Cardano Foundation ha voluto con tutta evidenza lanciare un segnale al mondo bancario, invitandolo a fidarsi. Per poterlo fare, è però necessaria una contropartita. Ecco spiegate quindi le impegnative parole di Gregaard. Le quali hanno lo scopo di spianare del tutto la strada per eventuali partnership tra ADA e finanza tradizionale.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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