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Chris Larsen (Ripple) lancia l’allarme sui ritardi degli USA su criptovalute e blockchain

Dollaro - Chris Larsen (Ripple) lancia l’allarme sui ritardi degli USA su criptovalute e blockchain

Gli Stati Uniti sono in grave ritardo sul fronte dell’innovazione finanziaria. Sia per quanto riguarda le criptovalute che in tema di blockchain, infatti, la Cina sta scavando un solco che sarà molto complicato recuperare nell’immediato futuro.
Ad affermare questo punto di vista, del resto condiviso da molti, è stato Chris Larsen, Executive Chairman di Ripple, nel corso di una recente intervista su YouTube concessa a Paul Vigna, giornalista del Wall Street Journal.

Gli USA devono cambiare passo

Secondo Larsen, gli Stati Uniti devono far registrare un vero e proprio cambio di passo se vogliono poter competere con il gigante orientale, che si sta avviando con sempre maggior decisione sulla strada della blockchain, oltre ad essere a buon punto nella fase di sperimentazione della propria CBDC.
Se la guerra contro la pratica delle ICO (Initial Coin Offering) è stata vinta, ora è giunto il momento di iniziare a competere con la Cina in settori chiave per la finanza del futuro. Non farlo rappresenterebbe un grave errore.

Verso una Guerra Fredda sul fronte tecnologico?

Se si ragiona in termini di Guerra Fredda tecnologica, stavolta con la Cina al posto della Russia, gli Stati Uniti rischiano di ritrovarsi ben presto troppo indietro.
Il ritardo che sta caratterizzando l’azione nordamericana, infatti, sta concedendo spiragli sempre più rilevanti alla Cina per potersi assicurare il controllo del sistema finanziario globale. Un evento il quale potrebbe tramutarsi in risultati potenzialmente devastanti per gli Stati Uniti. Ove ciò avvenisse, infatti, il gigante asiatico potrebbe addirittura arrivare ad  ostacolare i pagamenti degli Stati Uniti verso i suoi alleati o, ancora, decidere di bloccare aziende e banche americane considerate non conformi alle norme imposte dal governo di Pechino. Quello che in questo momento fa del resto Washington nei confronti delle aziende orientali che non aggradano agli Stati Uniti.

Occorre far presto

Sempre secondo Larsen, almeno per il momento le probabilità che possa verificarsi un quadro di questo genere sono abbastanza limitate. Non di meno, più tempo passa senza che gli USA si incamminino con decisione sulla strada dell’innovazione finanziaria, più aumentano i pericoli in tal senso.
Il riferimento è naturalmente ai ritardi culturali dell’establishment a stelle e strisce, a partire proprio da quel Donald Trump il quale continua a guardare con notevole scetticismo agli asset virtuali. Tanto da ricordare che una moneta statunitense già esiste e sarebbe più forte che mai, ovvero il dollaro.
Una narrazione eccessivamente ottimistica, la quale peraltro non sembra condivisa dall’opposizione democratica. Che non a caso ha inserito le criptovalute nel suo piano di aiuti all’economia durante la pandemia da coronavirus.
L’unica iniziativa di un certo rilievo, almeno al momento, può essere comunque considerata Digital Dollar Project, una partnership tra Accenture e la Digital Dollar Foundation che si propone il preciso intento di andare ad esplorare la possibilità di dare vita nell’immediato futuro ad un dollaro digitale.
Il progetto vede tra i suoi promotori Chris Giancarlo, ex commissario della CFTC, ma deve combattere anche con il timore che una CBDC statunitense possa aprire la strada ad una legittimazione di Bitcoin la quale continua ad essere vista come una ipotesi pericolosa. Resta da capire se lo sia meno di un attacco dello yuan digitale al potere imperiale del dollaro.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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