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Cina, pugno duro contro alcuni trader di criptovalute

Diverse migliaia di conti bancari appartenenti a trader di criptovalute sono stati bloccati dalle autorità di polizia cinese a seguito di un’estesa repressione delle attività illecite. I conti congelati non sono necessariamente coinvolti in attività illecite, e presumibilmente saranno sbloccati se l’autorità non dovesse trovare alcuna prova di attività illecite, ma è chiaro che tale iniziativa si pone all’interno di un quadro non certo favorevole per le criptovalute da parte del governo cinese.

Stando alle ricostruzioni che stanno emergendo in queste ore, la polizia della provincia cinese del Guangdong ha infatti congelato i conti bancari degli acquirenti e dei venditori di criptovalute OTC nel Paese. Anche se non si hanno ancora con precisione quali siano i contorni di questo fenomeno, pare che siano almeno 4.000 i conti bancari di questa categoria che hanno subito tale destino, per il sospetto di essere coinvolti in attività illecite, incluso il riciclaggio di denaro sporco.

La polizia cinese ha intensificato gli sforzi per reprimere le frodi nel settore delle telecomunicazioni, il gioco d’azzardo e le truffe di criptovaluta, che potrebbero portare al congelamento dei relativi conti bancari. Alcuni conti sono stati congelati senza che in realtà vi sia alle spalle alcuna attività di trading per diversi mesi, dietro la convinzione che i depositi di tether (USDT) sarebbero spesso il frutto di attività illecite.

Ricordiamo comunque che il fatto che i conti siano stati congelati non equivale necessariamente ad ammettere che gli stessi rapporti siano coinvolti in attività illecite e presumibilmente saranno dunque sbloccati se l’autorità non dovesse trovare alcuna prova di attività illecite. Un investitore ha ad esempio scoperto inaspettatamente che il suo conto bancario era stato congelato dopo aver utilizzato lo yuan per acquistare criptovaluta su un importante exchange una settimana fa.

Di recente, riporta la stampa internazionale, è inoltre stata impedita una grossa truffa che avrebbe usato le criptovalute per il riciclaggio di denaro sporco. Secondo la polizia locale di Guangzhou, una città della provincia del Guangdong, i truffatori hanno creato un falso sito web Huobi per frodare gli investitori e trasferire denaro ottenuto illegalmente su un conto all’estero.

La banca centrale del paese, la People’s Bank of China (PBOC), ha aumentato gli sforzi per reprimere il riciclaggio di denaro. La pubblicazione ha rilevato che molte startup crittografiche sono state oggetto di indagini da parte degli uffici finanziari locali e della polizia. Da quando la PBOC ha chiuso gli scambi di crittografia nel settembre 2017, molte persone in Cina hanno utilizzato il trading OTC peer-to-peer per scambiare criptovalute e yuan.

Nel frattempo, è comunque bene ricordare che le criptovalute sono legali in Cina, come hanno stabilito diversi tribunali cinesi, che hanno ad esempio sancito che Bitcoin è da intendersi come un asset tutelato dalla legge. Tuttavia, il quadro continua a non essere pienamente rassicurante.

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Roberto Rais

Grande esperto di criptovalute e nostro collaboratore già da diverso tempo. Segue attivamente come Editori diversi Blog specialistici del settore criptovalute

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