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Coinbase e Craig Wright presto avversari in tribunale?

La vicenda relativa a Ripple continua ad allargarsi

La vicenda innescata dalla causa della Securities and Exchange Commissione degli Stati Uniti contro Ripple Labs continua a innescare conseguenze di larga portata. L’ultima delle quali riguarda Coinbase, con il famoso exchange chiamato a sua volta in causa per la vendita di titoli che sapeva perfettamente non essere registrati.
Ad iniziarla è stato Thomas Sandoval, secondo il quale lo scambio di criptovaluta ha violato le leggi sulla concorrenza sleale della California, permettendo il trading su XRP. Nella causa collettiva che ne è conseguita, uno degli attori principali potrebbe essere Craig Wright, l’ormai celebre Faketoshi. Andiamo a vedere cosa sta accadendo.

Craig Wright Faketoshi - Coinbase e Craig Wright presto avversari in tribunale?

Secondo Craig Wright, Coinbase sapeva di operare illegalmente

A detta di Craig Wright, i dirigenti di Coinbase sapevano benissimo che XRP era un titolo non registrato. La prova della sua affermazione sta nel fatto che proprio essi fecero ammissioni in tal senso, alcuni anni fa, durante una visita a nChain, negli uffici di Londra, nel corso di una discussione con Craig Wright. Mostrando in pratica di infischiarsene delle questioni normative.
Un atteggiamento motivato dal fatto che a loro interessava solo ed esclusivamente il profitto. Il giro di affari di Coinbase avrebbe avuto una notevole riduzione nel caso in cui XRP non fosse stato per qualche motivo accluso alle contrattazioni della piattaforma. Una negligenza la quale, però, ora rischia di costare molto caro all’exchange crypto.

Craig Wright si dice pronto a testimoniare

Nella causa che dovrà affrontare, ora, Coinbase potrebbe trovarsi di fronte proprio Craig Wright, ormai aduso alle frequentazioni dei tribunali. L’uomo d’affari australiano, infatti, si è detto ansioso di ascoltare i dirigenti di Coinbase affermare che non sapevano come XRP fosse un titolo non registrato. Perché quando lo faranno proprio lui sarà felice di fornire le prove della grossolana menzogna.
Lo ha fatto proprio sul suo blog personale, in un articolo dal titolo “About Coinbase”. Nel quale, appunto, afferma che la piattaforma di scambio crittografici mira esclusivamente a fare soldi, a costo di infrangere la legge. L’importante è che i suoi clienti facciano trading, in quanto indipendentemente da come vanno le quotazioni dei vari asset, ci ricava commissioni. Ovvero il suo pingue guadagno.

Una vera e propria bisca

In pratica, Craig Wright paragona Coinbase e altre realtà analoghe a vere e proprie bische. In cui infrangere le leggi esistenti è una vera e propria norma. Un comportamento che lui aveva cercato di modificare, ad esempio rivolgendosi a Ripple, Bitcoin Core e Blockstream, per segnalare i problemi in tal senso.
E qui inizia forse la parte più interessante dello scritto di Wright, in quanto proprio da allora, si era tra il 2013 e il 2014, sarebbero iniziati gli attacchi del mondo crittografico contro di lui. Ovvero quando ha osato affermare che il vero scopo di queste persone non era la creazione di una economia digitale. Bensì quello di dare vita ad una sorta di casinò, nel quale mungere gli ignari utenti. Una affermazione pesantissima, la quale sembra collegare la vicenda di Ripple ad un’altra di cui si discute ormai da tempo nelle aule di tribunale. Ovvero quella relativa ai fondi del Tulip Group, in cui il magnate australiano deve dimostrare di essere il vero Satoshi Nakamoto. Ove non vi riuscisse, sarebbe costretto a pagare una cifra nell’ordine di svariati miliardi di dollari al querelante, Ira Kleiman.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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