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Come sta reagendo la comunità dei miners al calo di BTC?

Il forte calo fatto registrare da Bitcoin nel corso delle ultime settimane, che sembra dover proseguire almeno nei prossimi giorni, ha spinto non pochi analisti a chiedersi come potrebbe reagire la comunità dei miners di fronte ad una tendenza la quale sembra destinata a danneggiarli non poco. Va però sottolineato come, almeno per ora, il trend negativo non abbia avuto ripercussioni di alcun genere sull’attività tesa all’estrazione dei token.

L’analisi di Coin Dance

A rilevare come in pratica non sia ancora accaduto nulla sul versante relativo all’attività di calcolo per l’estrazione di BTC è stata Coin Dance. La sua analisi, infatti, ha messo in evidenza come l’hash rate, ovvero il valore utilizzato per indicare la potenza di calcolo impiegata in un determinato momento, continui a rimanere praticamente invariato se si prende come punto di riferimento il momento in cui il valore di un singolo token ha iniziato la sua forte flessione sui mercati.
Anzi, il valore fatto registrare il 23 novembre, quando il trend era già in atto da giorni, ha raggiunto il secondo picco storico assoluto, attestandosi a 134 quintilioni di hash al secondo, un valore pressoché uguale a quello  che era stato messo a segno il 10 ottobre. Tutto ciò nonostante un calo di quasi 2mila dollari nella quotazione di BTC intervenuto nel frattempo.

Cosa sta accadendo?

La mancata reazione dei minatori ha destato una certa sensazione, alla luce del fatto che nel passato ad ogni forte contrazione del valore di BTC aveva fatto seguito una corsa alla vendita. Stavolta, invece, sembra quasi che quanto sta accadendo sui mercati interessi poco o nulla ai miners.
A spiegare la cosa contribuisce però il fatto che con ogni probabilità coloro che partecipano all’attività di estrazione dei token sono già concentrati sul previsto halving che dovrebbe avere luogo a maggio del 2020. In quell’occasione, infatti, il compenso spettante per ogni blocco risolto si dimezzerà rispetto ai 12,5 token attualmente previsti.

Le difficoltà del mining stanno diminuendo

C’è anche un altro fattore che sembra destinato a pesare non poco sugli orientamenti dei miners, convincendoli a non abbandonare la nave anche in un momento di forte calo del prezzo di BTC come quello in atto. Il fattore in questione è la notevole diminuzione delle difficoltà connesse al mining registrata all’inizio di novembre, quando è stata registrata una discesa del 7%. Si tratta della maggiore contrazione fatta registrare nel corso del 2019 ed è stata solo parzialmente contrastata da una crescita del 2% evidenziata nel periodo che ci separa da quell’evento. Ciò vuol dire che se in un primo momento molti miners avevano ceduto all’emotività, temendo un crollo delle quotazioni di Bitcoin tale da rendere scarsamente conveniente l’attività di estrazione, nelle settimane successive sono stati in molti a ricredersi.
Un atteggiamento il quale ha spinto il generatore di difficoltà in tempo reale Crypto This a vaticinare che il prossimo adeguamento del valore della difficoltà si verificherà all’inizio di dicembre e potrebbe sfociare in un aumento del 5% del valore attuale. Una previsione che è comunque da prendere con le molle, considerato come l’hash rate sia un valore difficilmente quantificabile, almeno in termini sufficientemente sicuri.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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