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Craig Wright andrà a giudizio per la questione del Tulip Group

Il processo è stato fissato per il 4 gennaio 2021

Per Craig Wright la questione relativa al Tulip Group sembra mettersi sempre peggio. Il caso è, scoppiato nel 2018, quando Ira Kleiman ha rivendicato la metà dei Bitcoin da esso custoditi, affermando che fossero da ricondurre al defunto fratello David.
Si tratta di una quantità pari a 1,1 milioni di token che secondo lui erano stati estratti in concorso e non esclusivamente da Craig Wright, cui erano poi rimasti. Il cui valore, ai prezzi attuali, si attesterebbe oltre gli 11 miliardi di dollari.

Craig Wright Faketoshi - Craig Wright andrà a giudizio per la questione del Tulip Group

Cosa ha deciso il tribunale della Florida

Dopo una lunga serie di vicende preliminari, ora è finalmente arrivata l’ordinanza del tribunale della Florida, firmata dal giudice Beth Bloom. Secondo la quale, il controverso uomo d’affari australiano dovrà essere sottoposto ad un processo completo.
Una decisione che la difesa di Wright aveva cercato di evitare chiedendo un giudizio sommario. Una richiesta fondata su sei reclami, i quali dopo aver cercato di avanzare l’ipotesi di una mancanza di giurisdizione in materia del tribunale e chiesto la prescrizione, l’ha anche motivata con l’incapacità di Ira Kleiman di provare l’esistenza di una partnership orale tra il fratello e Wright. L’ordinanza è stata emessa il 4 settembre passato e ha fissato al 4 gennaio del prossimo anno l’avvio del processo.

La saga di Faketoshi potrebbe finire molto male

Gli sviluppi della causa intentata da Ira Kleiman faranno sicuramente molto piacere ad un gran numero di esponenti di spicco del mondo crittografico. Nell’ambito del quale Wright si è fatto molti e potenti nemici. Evidentemente infastiditi dal tentativo dell’uomo d’affari di presentarsi come il vero Satoshi Nakamoto.
Una pretesa la quale ha spinto in particolare Vitalik Buterin, il creatore di Ethereum, Peter McCormack e Roger Ver, noto sostenitore di Bitcoin Cash, a bollarlo alla stregua di un vero e proprio truffatore.
La risposta di Wright è stata molto dura, traducendosi in una serie di cause intentate contro di loro. Le sue improvvide dichiarazioni, però, gli sono valse un nomignolo infamante da parte della comunità dei fans di BTC: Faketoshi.

Una serie infinita di mosse maldestre

L’astio verso Craig Wright deriva da una lunga serie di mosse estremamente maldestre da parte sua. Tra le principali ne vanno ricordate in particolare due:

  1. la presentazione di una rivendicazione di copyright negli Stati Uniti per il white paper originale di Bitcoin, oltre che per una parte importante del codice che è stato utilizzato per il suo varo;
    2) la presentazione di una serie di indirizzi Bitcoin che avrebbero dovuto dimostrare la sua identificazione come il vero Satoshi Nakamoto. Tra questi indirizzi, però, ce n’era anche uno che è stato utilizzato per sottrarre i fondi di Mt. Gox, l’exchange derubato di 80mila Bitcoin nel 2014. Un furto che fu alla base del suo fallimento.

I guai di Craig Wright potrebbero diventare ancora più grandi

Proprio la seconda mossa potrebbe rivelarsi fonte di ulteriori guai per l’uomo d’affari australiano. Tra coloro che hanno perso i loro soldi nel crac di Mt. Gox, infatti, molti non si sono mai rassegnati. Presentando una lunga serie di mozioni nei tribunali statunitensi, con lo scopo di poter riavere il maltolto.
Quanto affermato da Wright nel corso della causa intentata da Ira Kleiman difficilmente sarà sfuggito agli avvocati impegnati in queste cause. I quali potrebbero presto bussare alla sua porta per presentare il conto.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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