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Criptovalute: le organizzazioni mafiose italiane le usano sempre di più, secondo la DIA

Una conferma autorevole di quanto era già emerso nel recente passato

La mafia e le altre organizzazioni criminali organizzate italiane utilizzano sempre di più le criptovalute. Ad affermarlo è la Direzione italiana antimafia (DIA), la forza di polizia del nostro Paese espressamente rivolta all’opera di contrasto a questo particolare genere di crimine, in una conversazione intrattenuta con Zeit Online. E’ stato un portavoce della Dia a dichiarare che in pratica tutte le organizzazioni criminali, comprese quelle di tipo mafioso, mostrano grande interesse nell’utilizzazione degli asset digitali per favorire i propri affari. Del portavoce in questione non si riporta però il nome per una questione di sicurezza personale.

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Il rapporto della DIA

Le parole in questione non sono altro che una conferma del rapporto recentemente pubblicato dalla DIA sulla criminalità organizzata e sulla sua attività nel primo semestre del 2020. Ovvero dell’ultimo periodo di cui sono già stati elaborati i dati disponibili. Nel quale si ricorda come la ndrangheta, quello che è ormai diventato il sindacato criminale più forte e potente del paese, è sempre più in sintonia con criptovaluta e deep web.
Sempre all’interno del rapporto si afferma poi che proprio il denaro digitale è utilizzato al fine di pagare in modo anonimo droghe sintetiche come Ecstasy o LSD, commercio il quale è cresciuto in maniera evidente da quando è scoppiata la pandemia di COVID-19.

Il rapporto di Chainalysis

Quanto affermato dalla DIA nel suo rapporto conferma le indicazioni degli ultimi mesi, oltre ad altri rapporti analoghi. Tra i quali spicca quello pubblicato da  Chainalysis, secondo cui mentre i mercati del dark web stanno diminuendo di numero, di converso stanno aumentando le entrate delle organizzazioni criminali che li frequentano.
In particolare, sarebbero state usate in queste operazioni criptovalute come Bitcoin , Bitcoin Cash , Litecoin e Tether. Una piccola sorpresa, se si considera che ormai da tempo sotto accusa sono le cosiddette privacy coin, ovvero Monero, Zcash, Grin e altre che puntano a consegnare il massimo di riservatezza a chi le utilizzi.

Il parere di Ingo Fiedler

Secondo Ingo Fiedler, co-fondatore del Blockchain Research Lab, i dati disponibili mostrano che la crittografia sta ormai diventando uno strumento abituale per le grandi organizzazioni criminali. A partire proprio da quelle mafiose contro le quali è attiva la Direzione italiana antimafia.
Secondo Fiedler, a poter offuscare le proprie operazioni eliminandone le tracce possono essere soltanto i gruppi più potenti. I quali possono impiegare per questo genere di attività veri e propri specialisti, i cui costi sono spesso proibitivi per i criminali di basso rango. Proprio per questo motivo il numero di chi impiega il dark web continua a decrescere. Il contrario di quanto accade per il quantitativo di soldi che gira su questo genere di mercati.

Le criptovalute sono una garanzia per la criminalità organizzata?

Da quanto detto sinora sembrerebbe che il denaro digitale rappresenti una garanzia per le organizzazioni criminali e tutti coloro che intendono far perdere traccia dei propri soldi. Una tesi la quale, però, è stata ripetutamente smentita, non solo dai sostenitori delle criptovalute, ma anche dagli accademici.
A partire da Gaspare Jucan Sicignano, un ricercatore in diritto penale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Che nel suo “Bitcoin e riciclaggio”, ha affermato che proprio questo token offrirebbe scarsissime garanzie a chi decida di utilizzarlo per transazioni illecite. La blockchain, infatti, permetterebbe a chiunque di analizzare una transazione e conoscere il profilo delle persone interessate. Mentre nel caso in cui i portafogli interessati nelle operazioni fossero anonimi, basterebbero semplici pratiche di digital forensic per svelare il tutto.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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