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Criptovalute: si va verso la decarbonizzazione del consumo energetico

Prosegue la discussione sui consumi energetici legati agli asset digitali

Nel corso delle ultime settimane si è tornato a discutere molto in relazione ai consumi energetici necessari per il mantenimento delle reti crittografiche. Una discussione resa necessaria dall’impatto che esse possono avere in termini di emissioni nocive e incentivata dall’arrivo di studi di segno completamente opposto. Nella discussione si è andato ad inserire il Crypto Climate Accord, di cui si è però parlato molto poco, a torto. Di cosa si tratta?

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Il Crypto Climate Accord: di cosa si tratta?

Il Crypto Climate Accord è un vero e proprio patto tra diverse realtà del settore crypto il quale ha come scopo quello di rendere carbon-free il consumo energetico delle criptovalute. All’accordo hanno già aderito nomi di grande spessore come Ripple Labs, CoinShares, ConsenSys, e UNFCCC Climate Champions. Cui se ne dovrebbero aggiungere molte altre, nel futuro.
Il punto di partenza del patto siglato è rappresentato dalla decarbonizzazione del consumo elettrico legato al denaro digitale, il quale renderebbe meno traumatica  la sua impronta ecologica. Gran parte dell’energia elettrica necessaria al funzionamento delle criptovalute, infatti, deriva da impianti i quali utilizzano quella prodotta utilizzando fonti fossili. A partire da quelli che sono dislocati all’interno del territorio cinese, i quali rappresentano una realtà molto importante.

Utilizzare fonti rinnovabili per il mining

Per perseguire la decarbonizzazione del consumo energetico legato agli asset digitali si possono però sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili. Una idea che è stata lanciata da Energy Web Foundation, Rocky Mountain Institute (RMI) e Alliance for Innovative Regulation (AIR). La quale ha presto riscosso il supporto di decine di società private, a partire da Ripple Labs ed Exaion (EDF Energy).
Il Crypto Climate Accord va in pratica ad ispirarsi all’Accordo di Parigi sul clima e si propone di riunire l’industria delle tecnologie crittografiche e finanziarie al fine di delineare un futuro sostenibile, con il supporto dei Climate Champions dello United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC). Grazie ad esso si potrebbe arrivare al consumo esclusivo di energia proveniente da fonti rinnovabili nel settore crittografico entro il 2025.

Gli ultimi rapporti sul tema: Ark Invest

L’accordo fa seguito ad alcuni studi i quali hanno rilanciato la discussione sui consumi energetici dello spazio crittografico nel corso delle ultime settimane. In particolare sono stati due studi di segno opposto a far discutere. Il primo è quello di Ark Invest, il quale sostiene che se è vero che il mining di criptovalute comporta un notevole consumo di energia, il dato deve comunque essere contestualizzato, considerato come esso rappresenti la metà di quella necessaria all’estrazione dell’oro e, addirittura, un decimo rispetto alla quantità impiegata dal sistema bancario tradizionale.

Gli obiettivi ambientali della Cina potrebbero essere compromessi

Cui si aggiunge lo studio elaborato da accademici dell’Università dell’Accademia Cinese delle Scienze, della Tsinghua University, della Cornell University e dell’Università del Surrey. Il quale sostiene a sua volta che l’impronta ecologica legata al mining di Bitcoin potrebbe compromettere gli obiettivi ambientali della Cina.
Il gigante orientale, infatti, si ripromette di azzerare le emissioni entro il 2060. Il consumo di energia elettrica prodotta con l’utilizzo di carbone, però, potrebbe mutare del tutto i termini della questione. Proprio per questo il Crypto Climate Accord potrebbe trovare un’accoglienza molto favorevole da parte del governo di Pechino, il quale continua a guardare con un occhio di riguardo al tema dell’innovazione finanziaria.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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