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Daniel Larimer spiega i motivi del suo addio a Block.one

Lo ha fatto nel corso di una lunga intervista

L’addio di Daniel Larimer a Block.one ha destato un certo clamore negli ambienti crittografici. Il suo nome, infatti, è stato a lungo associato a EOS e in molti, ora, si chiedono cosa accadrà al token e, soprattutto, quale direzione intraprenderà il progetto, in assenza di colui che ne era stato considerato in pratica il maggiore protagonista.
Domande cui lo stesso Larimer ha provato a dare risposte in una recente intervista, molto articolata. Andiamo quindi ad esaminarne i contenuti più interessanti.

EOS - Daniel Larimer spiega i motivi del suo addio a Block.one

Perché Daniel Larimer ha lasciato Block.one

La prima domanda cui Larimer ha voluto rispondere è stata proprio quella relativa ai motivi i quali lo hanno spinto a lasciare Block.one e, di conseguenza EOS. Affermando che il progetto in questione non può perseguire la creazione di tecnologie in grado di liberare le persone e aiutarle a conseguire maggior potere. In quanto deve rispondere agli azionisti, i quali non perseguono tali obiettivi, ma il conseguimento di profitti per avere i quali è necessario rispondere alle normative esistenti.
Secondo Daniel Larimer, le tecnologie realmente decentralizzate sono complicate non solo da monetizzare, ma anche da regolamentare. Difficoltà derivanti dall’assenza di punti di controllo centralizzati abilitati a richiedere tasse e far rispettare leggi preesistenti. Tanto da rendere non facile riuscire a giustificare le spese di ricerca e sviluppo agli azionisti.
Una spiegazione destinata a sollevare non poche preoccupazioni in seno alla comunità di EOS. Se il reale scopo del progetto è remunerare gli azionisti a scapito della decentralizzazione, cosa rimane dell’afflato libertario che pure è da sempre indicato come un presupposto degli asset crittografici?

Intanto EOS si prepara al nuovo “power up model”

Per EOS l’addio di Larimer è stato un colpo molto forte. Soprattutto in considerazione del fatto che il progetto si sta avviando ad un nuovo “power up model”. Un nuovo modello destinato in particolare a ridurre i costi di capitale delle transazioni sulla rete.
Sino ad ora occorre mettere in staking migliaia di dollari di EOS al fine di eseguire un paio di dozzine di transazioni al giorno. Un metodo il quale taglia fuori un gran numero di persone, le quali non hanno i soldi necessari per poterlo sfruttare. Con il nuovo modello, gli utenti potranno invece affittare la larghezza di banda, pagando un paio di dollari al mese. Una differenza in effetti molto marcata, la quale potrebbe finalmente permettere ad EOS di cambiare il passo.

Secondo Daniel Larimer EOS non farà la fine di Ripple

Nel corso dell’intervista, Daniel Larimer ha anche affrontato un tema molto caldo del momento, ovvero quello relativo alla causa intentata dalla Securities and Exchange Commission contro Ripple Labs. Affermando in pratica che EOS non rischia di fare la stessa fine di XRP.
Block.one, infatti, sarebbe riuscito a mantenere una chiara separazione tra il suo lavoro sul protocollo EOS.IO e l’uso del software da parte delle comunità al fine di far funzionare una blockchain decentralizzata, a loro beneficio. Senza questa chiara separazione il token EOS avrebbe potuto subire un destino simile a quello di XRP. Ovvero il delisting dai principali exchange e cali di prezzo ancora maggiori di quelli che hanno tarpato le ali a Ripple. Resta naturalmente da vedere se la SEC la penserà allo stesso modo.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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