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Dash ora cerca di sganciarsi dalla sua pessima fama

Una operazione che si preannuncia però complicata

La decisione di Bittrex, con la quale l’exchange ha in pratica cancellato le contrattazioni relative alle privacy coins sulla sua piattaforma, sembra destinata a pesare non poco, nell’immediato futuro. A dimostrarlo è in particolre il tentativo del gruppo di sviluppo di Dash, coinvolta nell’operazione insieme a Monero e Zcash, di sganciarsi da una etichetta ormai diventata troppo pericolosa. Un tentativo il quale, però, ha già provocato più di una risposta piccata da parte degli appassionati di crittografia. Andiamo a vedere perché.

Dash coin - Dash ora cerca di sganciarsi dalla sua pessima fama

La decisione di Bittex

Dal 15 gennaio, Bittrex procederà al delisting di Monero, Zcash e Dash dalla sua piattaforma di scambio. Una decisione la quale era ormai prevedibile, alla luce dell’offensiva delle autorità monetarie contro le cosiddette privacy coins. Una etichetta che accomuna i token i quali promettono ai propri utenti elevati livelli di riservatezza, o addirittura l’anonimato. Ma che ha comunque provocato un certo clamore, proprio per le sue possibili implicazioni. Le quali sono molto pericolose per i progetti incriminati. Soprattutto se a Bittrex si aggiungessero altri exchange.

La piccata reazione di Dash

I primi a muoversi per cercare di porre un argine a quanto sta accadendo sono stati gli sviluppatori di Dash. I quali hanno affermato in un tweet di essersi mossi per chiedere un incontro chiarificatore con la dirigenza di Bittrex. Aggiungendo inoltre che è improprio etichettare la propria creazione alla stregua di privacy coin.
Una affermazione, quest’ultima, la quale suona però alla stregua di una vera e propria contraddizione, alla luce di quanto affermato nel 2017. All’epoca, infatti, il gruppo di sviluppo del token non aveva eccessive remore a presentare Dash  alla stregua della prima criptovaluta al mondo incentrata sulla privacy. Come si può appurare da uno screenshot  archiviato dal sito Web della Dash Foundation.

Dash come Bitcoin?

Altra direttrice verso la quale ha iniziato a muoversi il gruppo di sviluppo di Dash è poi quella tendente a equipararne i livelli di riservatezza a quelli messi in evidenza da Bitcoin. Anche in questo caso, però, la nuova strategia va a confliggere in maniera del tutto evidente con le enunciazioni del passato. Quando mettere in grande risalto la capacità di impedire il tracciamento delle transazioni sembrava una politica molto proficua. La quale, però, non si è rivelata tale, soprattutto alla luce delle decisioni assunte da vari governi, tese a contrastare un possibile utilizzo del denaro digitale al fine di riciclare capitali derivanti da attività illecite. Con una serie di mosse le quali potrebbero avere conseguenze pesantissime già nell’immediato futuro.

La paura inizia a serpeggiare nel settore crittografico

La nuova vicenda innescata dalla decisione di Bittrex, ha naturalmente spinto molti osservatori a evidenziare la paura che inizia a serpeggiare nel mondo crypto. Testimoniata appunto dal tentativo, al momento abbastanza goffo, della dirigenza di Dash di sganciarsi da una nomea pericolosa.
Una paura la quale, del resto è abbastanza comprensibile alla luce di quanto sta accadendo a Ripple. Il cui valore è calato in maniera pesantissima dopo la causa intentata all’azienda californiana dalla Securities and Exchange Commission. Un calo conseguente anche al delisting di XRP da parte di un gran numero di exchange, grandi e piccoli. Se anche per Dash, e le altre privacy coins, dovesse iniziare il ban delle piattaforme di scambio, la situazione si farebbe difficilissima da gestire. Basta in effetti vedere intorno alla quotazione di Dash, per rendersene conto.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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