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E’ riconducile a Coinbase l’aumento delle commissioni legate a Bitcoin?

bitcoin2 - E’ riconducile a Coinbase l’aumento delle commissioni legate a Bitcoin?

Come è noto, nel corso del periodo trascorso dall’halving, il costo delle commissioni per la convalida delle transazioni sulla rete Bitcoin è letteralmente schizzato verso l’alto. Se il fenomeno era già in atto da tempo, dopo il dimezzamento delle ricompense ha assunto una veste sempre più inquietante, tanto da spingere alcuni osservatori a cercare di capire meglio cosa stesse accadendo. La scoperta fatta nelle ultime ore, potrebbe però essere seguita da notevoli polemiche.

L’analisi di Sergej Kotliar

Sergej Kotliar, CEO di Bitrefill, è stato tra coloro che hanno cercato di capirne di più su quanto stava accadendo. Analizzando i dati relativi ad oltre 2 milioni di indirizzi, i quali potrebbero essere anche oltre il doppio, e tutti caratterizzati da una configurazione multisign e script P2SH o P2WPSH, ha scoperto che sarebbero riconducibili ad un solo soggetto, indicato come Crazy1o1.
Controllando il numero delle UTXO Kotliar ha scoperto che queste transazioni hanno generato commissioni per un controvalore superiore agli 800mila dollari. Inoltre dal grafico si è evidenziato un altro fatto che sembra comprovare la tesi che dietro tutto ci sia proprio Coinbase. A partire dagli inizi di marzo, Crazy1o1 ha infatti continuato ad inviare importi verso la piattaforma, utilizzando allo scopo probabilmente un BOT appositamente programmato per questo genere di transazioni.
Le commissioni utilizzate per queste commissioni sono decisamente elevate, comportando di fatto la necessità di elevare le commissioni anche per tutti gli altri utenti.

Una strategia che va a detrimento di BTC

Se ancora non si riesce a capire il motivo reale per il quale Coinbase cercherebbe di tenere alte artificialmente le commissioni di Bitcoin, la cosa sicura è che questo genere di comportamento potrebbe a gioco lungo comportare un danno non da poco per l’icona delle criptovalute.
Molti utenti, infatti, ravvisando scarsa convenienza nelle transazioni che lo vedono impiegato, potrebbero dismettere l’uso di Bitcoin come strumento per la vita di tutti giorni. Non solo BTC vedrebbe allontanarsi l’obiettivo dell’adozione di massa cui mira ormai da tempo, ma potrebbe vedere il suo ruolo praticamente confinato a quello di pura riserva di valore. In pratica ad acquistarlo sarebbero a questo punto soltanto coloro che intendono utilizzarlo a scopi speculativi o come bene rifugio.

Il problema del mining

Il livello troppo elevato delle commissioni, però, ha anche un’altra conseguenza di cui tenere conto. Se, infatti, nei giorni successivi al dimezzamento delle ricompense spettanti ai miners per l’attività di calcolo, molti di loro hanno spento i propri dispositivi o sono passati al mining di Altcoin, reputato in questo momento più remunerativo, alcuni di essi potrebbero presto tornare sui propri passi. Una parte di quanto perso da chi fa attività di calcolo, potrebbe essere recuperata con quella di convalida delle transazioni, rimescolando decisamente le carte.
In tal modo la lunga coda di transazioni ancora da convalidare che si è venuta a formare nelle ultime ore, rendendo molto lento il sistema, potrebbe essere smaltita più rapidamente, riportando Bitcoin a quella normalità che si è notevolmente allentata dal 12 maggio. Non resta quindi che attendere i prossimi giorni per capire meglio cosa potrebbe accadere, in positivo o in negativo.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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