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Elon Musk ora se la prende con le balene di Dogecoin

Il problema dell'eccessiva concentrazione del token è reale

Nonostante le prime lamentele sul suo eccessivo interventismo in tema di criptovalute, Elon Musk non sembra disposto a fare passi indietro in tal senso. Anzi, come si suol dire, continua ad essere sempre sul pezzo. Tanto da aver dato vita ad un nuovo tweet, nel quale il fondatore e CEO di Tesla se la prende con l’eccessiva concentrazione di DOGE. Affermando in particolare che se coloro che hanno troppi token non provvederanno a venderne una parte, smetterà di appoggiare il progetto. Una minaccia da non prendere sotto gamba, considerato il seguito dell’uomo più ricco del mondo.

Elon Musk Dogecoin - Elon Musk ora se la prende con le balene di Dogecoin

Dogecoin: l’eccessiva concentrazione è un problema reale

In effetti, la denuncia di Elon Musk sembra del tutto fondata. Almeno alla luce del fatto che una singola entità di mercato è attualmente in possesso del 27% dell’intera capitalizzazione di mercato. Considerato che essa ammonta ad oltre 7 miliardi di dollari, ciò vuol dire che la stessa possiede il PIL annuale di un piccolo Stato.
Mentre oltre il 50% dell’intero circolante di DOGE è nelle mani dei primi 20 indirizzi in termini di grandezza. Qualcuno suggerisce che potrebbe trattarsi di conti riconducibili a exchange di criptovalute che detengono Dogecoin come riserva nei loro portafogli freddi, ma almeno al momento nessuno di loro ha fatto ammissioni in tal senso.

Se le balene di Dogecoin persistessero, Musk potrebbe scendere dalla nave

Nel corso di una discussione su Twitter, un utente ha chiesto a Elon Musk cosa accadrebbe se le balene (i grandi detentori) di Dogecoin persistessero nella concentrazione di token. La risposta non si è fatta attendere: il numero uno di Tesla potrebbe a quel punto decidere di scendere dalla nave e smettere di sostenere il progetto come fatto sinora.
Va sottolineato comunque come non si tratti di una semplice questione di lana caprina. Gli effetti dell’eccessiva concentrazione in poche mani comporta non solo per DOGE, ma per qualsiasi altcoin, la possibilità che i prezzi possano essere aumentati artificialmente e in maniera sproporzionata a esclusivo vantaggio di pochi grandi portafogli. Ove essi scegliessero all’improvviso di vendere, il prezzo dell’asse, non potrebbe che crollare. Travolgendo i piccoli investitori.

Intanto Dogecoin continua la sua escursione sulle montagne russe

Dogecoin, come è ormai noto, è nato alla stregua di uno scherzo. Ovvero con l’idea di dissacrare un settore come quello delle criptovalute che troppo spesso si atteggia ad una seriosità eccessiva.
Con il tempo, però, il meme coin per eccellenza si è trasformato in un asset serio. Riunendo attorno a sé una comunità di appassionati i quali non si fanno pregare per far sentire il loro appoggio al progetto. Una sorta di controsenso che ha lasciato abbastanza basiti anche i suoi fondatori, ovvero Billy Marcus e Jackson Palmer.
Nelle ultime settimane, però, proprio Elon Musk e alcune comunità di redditors hanno dato vita a campagne di pump and dump le quali hanno spinto il token a dare vita ad una lunga serie di clamorose oscillazioni. Basti pensare che nelle ultime ore DOGE è cresciuto di oltre il 4%, mentre nel corso dell’ultima settimana ha lasciato sul terreno quasi il 27% del suo valore.
Le montagne russe sembrano comunque destinate a proseguire, almeno stando a quanto affermato dal CEO di Tesla. La cui minaccia non sembra da prendere alla leggera da parte delle balene.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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