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Exchange di criptovalute: ben 70 quelli chiusi nel 2020

A rivelare il dato è Crypto Wisser

Il 2020 non è stato un anno molto propizio per gli exchange di criptovalute. A testimoniarlo non soltantoo il gran numero di attacchi hacking che li hanno colpiti, provocando ingenti danni finanziari ai propri utenti e di reputazione per loro, ma anche le oltre 70 chiusure le quali hanno decisamente sfoltito il settore.
Dovute non solo agli attacchi di pirateria informatica, ma anche ad altre cause. Come l’evidente intento di truffare i malcapitati, ad esempio. Una abitudine la quale continua a funestare il settore, danneggiando anche le piattaforme serie.

Cattura 3 - Exchange di criptovalute: ben 70 quelli chiusi nel 2020

L’elenco di Crypto Wisser

Secondo il sito Crypto Wisser, ammonterebbe a 76 il numero degli exchange chiusi nel corso dei primi nove mesi dell’anno in corso. A riportarne il numero è l’elenco Exchange Graveyard, il cimitero delle piattaforme di scambio. Il quale ha anche affermato che la maggior parte di quelle scomparse lo ha fatto senza alcuna spiegazione. In questa categoria rientrano TokenJar, QBTC, Bitrush, Nexybit, ChaoEX, CoinMex, Coinfinit, Coinrate, Unichange, CoolCoin, BTCBear e 3XBit.
Mentre più di 30 hanno optato per la chiusura volontaria. Come hanno fatto Blockonix, Bitunio, BHEX,  Bitqist, Stellar DEX e Omnitrade.
Infine quelli che hanno chiuso a causa della crescente pressione normativa. Come il cileno Chilebit e l’olandese Nlexch. Cui si aggiunge HBUS, sezione statunitense del gigante degli scambi globali Huobi Group. La cui chiusura, avvenuta a dicembre 2019, ha avuto luogo appena un mese dopo che Huobi ha congelato i conti dei clienti statunitensi. Affermando peraltro l’impossibilità di continuare ad operare proprio a causa di normative ormai troppo rigide.

E’ finito il far west degli exchange?

Proprio la crescente rigidità delle normative, in particolare quelle KYC (Know Your Customer) e AML (Anti Money Laundering), va ravvisato come la causa principale delle chiusure volontarie. Normative messe in campo per contrastare il riciclaggio di denaro sporco le quali hanno notevolmente contribuito a ripulire un settore il quale, al contrario, aveva mostrato eccessiva indulgenza verso le pratiche illegali negli anni passati.
E’ stato Angus Brown, il cofondatore di Centbee, ad affermare che proprio la luce dei regolamenti è in grado di eliminare le ombre dagli angoli del settore.
Lo sfoltimento in atto ha spinto alcuni osservatori a proclamare la fine del far west nel settore delle piattaforme di scambio. Forse un annuncio prematuro, ma il quale sembra avere qualche solido aggancio nella realtà.

C’è anche qualche incongruenza nella lista di Crypto Wisser

Il cimitero degli exchange di Crypto Wisser offre però alcune incongruenze di non poco conto. Citando ad esempio strutture che sono ancora operative. Tra cui LBank, indicato come inaccessibile. Una indicazione smentita sia da CoinMarketCap che da CoinGecko, i quali provvedono ad elencare la piattaforma in qualità di attiva.
Il secondo sito mostra addirittura i dati reali, con LBank che ha registrato 134 milioni di scambi in una sola giornata. Come del resto TopBTC, altro exchange che mostra invece segni di vitalità, tanto da far registrare ben 670 milioni di dollari in volume di scambi nel corso delle contrattazioni relative al 9 dicembre, sempre secondo CoinGecko. Denotando la necessità di affinare la lista, anche se la sostanza della stessa andrebbe in effetti a mutare di pochissimo.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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