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Filecoin aumenta del 25% in poche ore

Resta però sullo sfondo il problema dei minatori insoddisfatti

Tra le criptovalute che sono riuscite a mettersi in grande evidenza nel corso degli ultimi giorni, un posto d’onore spetta sicuramente a Filecoin.
Il token nativo per la rete di archiviazione dei file peer-to-peer varato da Protocol Labs ha infatti dato vita ad una crescita nell’ordine del 25% in poche ore. Che porta il totale dell’ultima settimana a sfiorare il 60% in più.
Un trend tale da permettergli di entrare nei primi 20 posti della classifica relativa alla capitalizzazione di mercato stilata da CoinMarketCap. Attualmente è infatti al 16° posto, non molto lontano dal 13° di Bitcoin Cash, che è invece in declino.

Filecoin - Filecoin aumenta del 25% in poche ore

Filecoin: di cosa si tratta?

Filecoin sin dagli esordi è stato oggetto di grandi attese. Tanto da rastrellare circa 205 milioni di dollari nel corso della sua Initial Coin Offering di quasi quattro anni fa.
La sua funzione, in effetti, giustifica la reputazione che l’ha gratificata nel corso della sua esistenza. Utilizzando il token FIL, infatti, i membri della rete sono in grado di pagare i minatori per lo spazio inutilizzato nel proprio computer al fine di garantire che i propri file e dati digitali siano archiviati in modo sicuro sulla blockchain. I dati archiviati in questo modo, godono a loro volta della protezione garantita dalla crittografia e possono essere distribuiti online in blocchi i quali risulterebbero altrimenti incomprensibili.

Le proteste dei minatori

Proprio i minatori, però, hanno dato vita ad una clamorosa protesta nell’ultima parte dello scorso anno. Quando hanno minacciato il fork, motivando il tutto coi ritardi rispetto alla roadmap iniziale.
Secondo molti, però, la vera ragione del subbuglio è da ricercarsi nel sistema di ricompense che è stato congegnato da Protocol Labs. Il quale, per sua stessa ammissione, comporterebbe il taglio di circa l’80% dei miners. Gran parte dei quali opera all’interno della Cina. Da dove, appunto, sono arrivate le minacce di un fork che, peraltro, sarebbe il secondo. Una prima biforcazione, infatti, è già stata lanciata su Github, con il nome di Filecoin Vision. Un evidente richiamo a Bitcoin Satoshi Vision, ovvero teso a mettere in evidenza come lo spirito iniziale del progetto fosse ben diverso dalla strada poi intrapresa da Protocol Labs.

Il rapporto di 8btc.com ha destato notevole scalpore

Ad esaminare la questione collegata alle ricompense spettanti ai miners è stato 8btc.com, che ha pubblicato al riguardo un documento nel mese di ottobre del 2020. Il quale ha specificato meglio le problematiche emerse, cui non ha saputo dare una risposta adeguata neanche il parziale restyling del progetto. Avvenuto sotto forma di un rilascio anticipato del 25% di premi in token in corrispondenza della costruzione di un blocco sulla blockchain.
Una revisione giudicata però insufficiente dai minatori cinesi, in quanto per poter partecipare alla rete Filecoin è necessario dotarsi di hardware estremamente costoso. Ogni dispositivo, infatti, comporta una spesa pari a svariate decine di migliaia di dollari. Un livello di spesa il quale può essere affrontato soltanto avendo delle garanzie ben precise. Che il sistema congegnato da Protocol Labs non sembra in effetti in grado di fare.
L’atteggiamento dei miners, di conseguenza, rimane sullo sfondo, alla stregua di un convitato di pietra, con cui Filecoin deve disporsi a fare definitivamente i conti, se vuole esplicitare tutta la sua potenzialità. I prossimi mesi saranno quindi decisivi in tal senso.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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