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Filecoin, si va verso il fork?

Un gruppo di miners cinesi minaccia la scissione

Filecoin ha appena fatto il suo esordio sulla mainnet, ma già rischia di essere sottoposto ad un fork. A minacciarlo sono i minatori cinesi, capeggiati da Weiping Han, numero uno di MIX Group. Il presidente dell’azienda di mining Filecoin ha ventilato questa ipotesi nel corso di una conferenza stampa tenuta a Xiamen. Nel corso della quale ha poi aggiunto di avere il supporto non solo di molti minatori Filecoin, ma anche di Jun Du, co-fondatore di Huobi e fondatore di Node Capital. Una minaccia quindi da non prendere con leggerezza.

Filecoin - Filecoin, si va verso il fork?

Cos’è Filecoin e come funziona

Filecoin rappresenta un progetto estremamente atteso. Come dimostrano del resto i 205 milioni raccolti in fase di Initial Coin Offering (ICO), avvenuta tre anni fa.
In pratica si tratterebbe di un Dropbox centralizzato, coi miners i quali possono guadagnare i token, denominati FIL, affittando agli utenti lo spazio inutilizzato sui propri computer. I dati archiviati sono a loro volta protetti dalla crittografia e distribuiti online in blocchi i quali sarebbero altrimenti incomprensibili.

Qual’è il motivo delle proteste?

Perché i miners cinesi sono arrivati a minacciare il fork di Filecoin? Ufficialmente il motivo sarebbe da ricercare nei ritardi che stanno interessando il progetto. Il quale doveva esordire a marzo, con il lancio della blockchain poi rimandato.
Inoltre i minatori si sono lamentati del fatto che il gruppo di lavoro di Filecoin non ha mai dato risposte di fronte alle preoccupazioni espresse dalla comunità e di una apparente centralizzazione nella sua governance. Il fulcro della protesta è però da ricercare proprio nel sistema di ricompensa congegnato, il quale sembra molto sfavorevole per i miners.

Filecoin: il documento di Protocol Labs

A dimostrare le ragioni di chi protesta è in particolare un documento redatto dai ricercatori di Protocol Labs e pubblicato il passato 27 agosto. In base al quale il modello economico predisposto potrebbe comportare addirittura l’eliminazione dell’80% dei miners. La maggior parte dei quali è appunto dislocato all’interno del territorio cinese.
Il motivo di questa affermazione è da ricercare nella garanzia iniziale che deve essere fornita dai minatori. La quale equivarrebbe a 20 giorni di ricompensa per blocco e alla possibilità di raccogliere solo il 30% dei token spettanti per l’attività prestata, con il rimanente che sarebbe poi allocato nei successivi sei mesi. Un sistema che risulterebbe impossibile da gestire per molti.
Infine è previsto un meccanismo di sanzioni per i minatori che dovessero commettere errori tecnici o non riuscissero ad espletare processi come la presentazione della certificazione del loro impegno di archiviazione.

Filecoin: i problemi non sono nuovi

Va anche aggiunto che per Filecoin i problemi non sono una novità. Basti pensare che su Github è stato già lanciato un fork anonimo, Filecoin Vision, basato su regole che sono esattamente il contrario di quelle del progetto originale.
Secondo gli esperti, comunque, si tratta per ora di schermaglie, le quali potrebbero essere risolte con un accordo tra le parti. Resta da vedere se il gruppo di lavoro di Filecoin è disposto a sedersi al tavolo negoziale. Ove ciò non avvenisse, il fork prospettato da Weiping Han potrebbe diventare una realtà abbastanza fastidiosa. Non resta quindi che attendere i successivi sviluppi e, soprattutto, l’esordio del token, per il quale non si hanno ancora date certe.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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