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Giappone: il governo pensa a una valuta digitale emessa dalla Banca Centrale

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Il governo giapponese sta pensando in modo serio all’emissione di una nuova valuta digitale da far coniare e controllare dalla sua Banca Centrale. La ricerca avviata dal Ministero per le Finanze e dalla Financial Services Agency e dalla Banca del Giappone sarebbe stata protagonista anche di un meeting.

Infatti, di recente durante un’incontro dei ministri dell’economia durante il G20 in Arabia Saudita, secondo il Japan Times è possibile che si sia valutata questa nuova proposta da parte del governo giapponese.

Le autorità giapponesi si sarebbero incontrate varie volte sempre per discutere dell’argomento e un altro incontro si sarebbe tenuto solo a gennaio dello scorso mese con il rappresentante della FSA e della Shinichi Uchida della Banca del Giappone e del viceministro Yoshiki Takeuchi. 

I tre avrebbero discusso dell’impatto che potrebbero avere le criptovalute che sono state emesse da parte della Banca Centrale. Il Giappone vuole farsi trovare pronto in quanto il lancio delle valute digitali appartenenti allo Stato ormai sembra una cosa obbligatoria.

La Cina infatti è pronta e ha avviato una fase di test della sua Central Bank Digital Currency. Inoltre, negli Stati Uniti stanno considerando anche l’ipotesi di realizzare il Dollaro Digitale. L’Europa nel frattempo si sta interrogando anche sull’apertura di una stablecoin comune per l’intera comunità che adopera l’Euro come moneta nazionale.

In questo contesto dunque, che vede varie realtà internazionali incentrate sulle criptovalute, in Giappone le autorità finanziarie stanno valutando i benefici e i costi che potrebbe avere una manovra di questo tipo. Da una parte s’ipotizza l’impiego per pagamenti transfrontalieri creando un sistema più rapido e meno costoso. Inoltre, d’altra parte si teme che le valute digitali possano essere impiegate per attività criminali e per il riciclaggio di denaro sporco. 

Sicuramente, questa è una sfida per il Giappone, che come tale comporta alcuni timori, ma al contempo sembra una strada tracciata e quasi obbligata visto ciò che sta succedendo anche negli altri paesi. E non solo, data che la velocità delle innovazioni tecnologiche è molto rapida, quindi a seconda della situazione la domanda per la CDBC in Giappone potrebbe subire una crescita. Quindi anche se non c’è nulla di concreto in previsione, il Governo sta vagliando la situazione. 

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Silvia Faenza

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dal 2015 si occupa della gestione dei contenuti per aziende e agenzie editoriali online, principalmente in qualità di ghostwriter, copywriter e web editor.

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