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Grin è nel pieno di un attacco 51%

Ennesimo attacco di questo genere nel corso dell'anno

Anche Grin si trova alle prese con un attacco 51%. L’attacco contro la privacy coin è stato reso noto da 2.miners.com, un gruppo minerario il quale detiene in questo momento il 19,1% dell’hashpower di Grin. A prenderne il controllo sarebbero stati soggetti sconosciuti, i quali sono riusciti a controllare il 57,4% in termini di hashpower della rete.
Proprio in considerazione di quanto sta accadendo, il protocollo ha deciso di emettere un avviso rivolto agli utenti, in cui li esorta ad attendere ulteriori conferme sulle transazioni per la finalità di pagamento. Il timore è naturalmente quello del double spending, la doppia spesa, ovvero il meccanismo il quale consente di spendere lo stesso denaro digitale per due o più operazioni diverse. Tale quindi da gettare discredito sul token colpito.

Grin - Grin è nel pieno di un attacco 51%

La pericolosità degli attacchi 51%

L’attacco a Grin è l’ennesimo portato avanti nel corso degli ultimi mesi a danno di alcuni dei progetti più noti del settore. Basti pensare a quelli che hanno interessato Bitcoin Gold o Ethereum Classic, i quali non solo hanno danneggiato le criptovalute interessate, ma anche l’intero settore, riversando su di esso forti dubbi in ordine alla capacità tecnica di respingere attacchi di questo genere.
Oppure a quelli che hanno preso di mira un progetto meno noto, Vertcoin, nel corso del 2018. In quella occasione fu calcolato che gli attaccanti avrebbero goduto di double spending per non meno di 100mila dollari.
Inoltre va sottolineato come gli attacchi 51% vadano a minare in profondità la fiducia degli utenti nella crittografia. Proprio per questo si tratta di una minaccia destinata a sollevare grandi timori. Tale da costringere anche i pool minerari a non oltrepassare il limite. Il farlo potrebbe in definitiva rivelarsi un vero e proprio boomerang.

Cosa può accadere in caso di attacco

Per capire meglio quanto detto, va ricordato che anche il Bitcoin si è ritrovato esposto ad una ipotesi di controllo della rete. E’ accaduto nel 2014, quando la società di mining GHash.io ha superato l’hashrate del 51% della rete. In quel caso, però, i proprietari hanno deciso di non approfittarne e di tagliare una parte della propria potenzialità. Non senza avere cura di rassicurare all’esterno, promettendo che non sarebbe più stato  superato un hashrate del 39,99%.
Le conseguenze di un attacco 51% non si limitano al double spending. Chi ottiene il controllo della rete, infatti, può decidere di bloccare le transazioni. Oppure sfruttare la posizione di forza per minare a scapito di altri. Nel caso in cui un blocco venga estratto nello stesso momento da due soggetti diversi, proprio chi ha il controllo della blockchain potrebbe decidere a chi spetti la relativa ricompensa.
Come si può facilmente immaginare l’attaccante può sfruttare il potere ottenuto al fine di estrarre i propri blocchi e continuare a scavare su di essi. Senza alcuna necessità di attendere l’approvazione della rete.

Grin, il Bitcoin 2.0

Stavolta, quindi, a ritrovarsi sotto scacco da parte degli hacker è Grin, un progetto che sin dall’inizio ha destato grande interesse negli appassionati di asset digitali. Si tratta infatti della prima criptovaluta a testare il protocollo sulla privacy MimbleWimble, attirando circa 100 milioni di dollari in termini di capitale di rischio per il mining.
Un interesse esplicitato dal fatto che un tempo il token era indicato alla stregua di “Bitcoin 2.0”. Una fama la quale, però, ha lasciato il posto negli ultimi mesi a quella, più torbida, di moneta orientata all’anonimato. Che sta provocando non pochi problemi a Grin.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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