Luglio 15, 2020
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Guai in vista per Coinsquare: falsificava i volumi di trading?

Notizie non troppo positive per l’exchange criptovalutario canadese Coinsquare, che è ora accusato di aver gonfiato artificialmente la quantità di valuta che stava scambiando, secondo le e-mail trapelate, i messaggi Slack e altri file ottenuti dalla Motherboard.

Secondo il materiale piuttosto “scottante”, Coinsquare stava invitando a fare “wash trading“, il che significa che comprava e vendeva automaticamente la valuta tra i conti che controllava. La notizia fornisce la prova di una pratica che è spesso sospettata nel mondo della crittovaluta, ma raramente provata, e può attirare l’attenzione delle autorità di regolamentazione su questo settore.

“Riaccendilo”, per esempio, era il testo di un messaggio trapelato – apparentemente arrabbiato – che a marzo 2019 il CEO di Coinsquare, Cole Diamond, aveva inviato agli altri dipendenti dell’azienda, riferendosi al codice che gestiva le transazioni interne dopo che un dipendente lo aveva spento, temendo ritorsioni da parte delle autorità di regolamentazione.

Ricordiamo che Coinsquare permette agli utenti di acquistare o vendere Bitcoin e altre valute digitali. Con il wash trading, un operatore può dare l’illusione che la criptovaluta scambiata nei propri sistemi sia maggiore di quanto effettivamente appare, il che significa un exchange finirà con l’attrarre più investitori. In realtà, però, l’exchange che fa wash trading non fa altro che commerciare le criptovalute con se stesso.

Il wash trading è illegale con azioni e altri titoli, perché può essere usato per manipolare i prezzi. Purtroppo, pare che le criptovalute abbiano un problema specifico con questa pratica; uno studio recente ipotizzava ad esempio che quasi il 95% di tutto il trading Bitcoin è stato creato artificialmente da exchange non regolamentati. Coinsquare, tuttavia, si descrive come “un’attività di servizi monetari completamente regolata” e, dunque, in apparenza non avrebbe nulla a che fare con questa attività.

Purtroppo, però, le grane potrebbero essere all’orizzonte. Molti dei documenti trapelati mostrano specificamente che il CEO di Coinsquare, Cole Diamond, spingeva l’azienda a praticare il wash trading, e che i dipendenti dell’azienda non sono stati a loro “agio” con questa pratica. I documenti sostengono che Coinsquare ha effettuato operazioni di wash trading almeno durante il 2018 e il 2019.

“Lui ha detto che non approvava, ma che lo faceva perché glielo chiedeva Cole”, si legge in una e-mail tra colleghi, riferendosi in particolare a un dipendente a cui era stato detto di praticare il wash trading. “La decisione di continuare il wash trading è stata definitiva da parte di Cole”, si legge nell’e-mail, aggiungendo che il personale senior ha chiesto ad altri di smettere di usare il termine “wash trading” nelle e-mail e nei messaggi di Slack in quanto potrebbe creare una documentazione cartacea problematica per l’azienda.

Un dipendente che era in grado di disattivare il codice con il quale interrompeva il wash trading aveva poi deciso di farlo, apparentemente in previsione di una prossima visita da parte delle autorità di regolamentazione, secondo il materiale trapelato. In un messaggio di Slack, Diamond ha chiesto chi ha disabilitato il codice che gestiva i traffici interni.

“Io”, rispose un dipendente citando la possibilità che l’OSC (la Ontario Securities Commission, l’ente di riferimento canadese per il settore) potesse indagare. Effettivamente, l’OSC aveva visitato l’azienda solo pochi giorni prima, secondo le e-mail aziendali.

Visita che, forse, non è stata casuale. Secondo i leak, infatti, è possibile che l’ente avesse già notato qualcosa di sbagliato in Coinsquare mesi prima. Nell’agosto del 2018 gli appassionati di criptovalute su Reddit avevano peraltro notato che gran parte del trading di Coinsquare è avvenuto al di fuori del normale orario di contrattazione. Altri sospettavano che Coinsquare stesse fingendo quanto la società stesse realmente scambiando.