News Crypto e cryptovalute

I BRICS stanno progettando una moneta digitale unica?

Ora anche i BRICS sembrano aprire all’ipotesi di una criptovaluta, ipotesi che sta affiorando in molti Paesi di ogni parte del globo. Quella da loro discussa, però, avrebbe una caratteristica di non poco conto: sarebbe cioè unica per tutti i Paesi del gruppo. Considerato il loro peso nello scacchiere globale, si tratterebbe di una sfida di non poco conto al potere imperiale del dollaro.

Cosa sono i BRICS

Per BRICS si intende il gruppo di Paesi formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, il più grande insieme geopolitico tra i paesi caratterizzati da una significativa forza economica negli affari globali nei tre continenti. Nel corso del 2018, il PIL nominale collezionato dal gruppo ammontava a 40 trilioni di dollari USA, l’equivalente di circa il 23,2% del prodotto interno lordo mondiale. Numeri tali da farne il vero e proprio contraltare rispetto agli Stati Uniti e all’Unione Europea.
Una forza che, però, sinora non si è tradotta in potere diplomatico. Un difetto scontato soprattutto su mercati come quello degli armamenti e dell’energia e cui potrebbe porre rimedio l’innovazione tecnologia. Anche sotto forma di una moneta digitale in grado di attenuare l’impatto delle sanzioni con cui gli USA colpiscono chiunque cerchi di attenuare il suo influsso geopolitico.

L’ultima riunione BRICS

Il tema relativo al varo di una criptovaluta unica è affiorato nel corso del vertice BRICS tenuto in Brasile. In particolare è stato Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund, a ventilare la possibilità di utilizzare efficaci sistemi di pagamento con il preciso fine di incoraggiare gli insediamenti transfrontalieri andando in tal modo ad intaccare la dipendenza dal dollaro USA.
Il sistema che verrebbe introdotto, peraltro, potrebbe andare a sostituire il meccanismo di pagamento internazionale SWIFT, facilitando per questa via gli scambi con i paesi oggetto di sanzioni da parte statunitense.
Nel corso dei colloqui è anche emerso il tentativo dei BRICS, Russia e Cina soprattutto, di slegarsi dall’utilizzo di dollari nei pagamenti internazionali. Per quanto riguarda la Russia, la quota del dollaro USA nelle transazioni di commercio estero è scesa dal 92% al 50% negli ultimi cinque anni, in concomitanza con una crescita del rublo dal 3% al 14%. Proprio il gigante eurasiatico sta forzando i tempi per intaccare la forza del dollaro, segno evidente della presa d’atto che proprio ad esso è da ricondurre l’egemonia statunitense su alcune aree del globo.

La Cina sta testando la sua CDBC

Intanto, comunque, la Cina sembra ormai aver rotto gli indugi e essersi avviata verso il lancio della sua Central Bank Digital Currency, la valuta digitale controllata dalla People’s Bank of China cui è affidato il compito di potenziare il ruolo del Paese sulla scena finanziaria. Un progetto che sembra indicare la volontà di Pechino di sfruttare al massimo le potenzialità e opportunità del Fintech, con il chiaro intento di attenuare l’impatto dell’aggressività statunitense nei rapporti commerciali. Una aggressività che è stata abbastanza evidente negli anni che hanno visto Donald Trump occupare la Casa Bianca, nonostante la distensione delle ultime settimane. Resta da vedere come potranno essere armonizzati i test sulla criptovaluta di stato con i progetti relativi ad una moneta virtuale unica in ambito BRICS.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

Post simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button