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I Meme coin imbarazzano la comunità cripto

Una moda che rischia di rivelarsi pericolosa

DogeCoin, uno dei progetti crittografici che hanno fatto maggiormente parlare di sé nel corso degli ultimi mesi, parte da un meme. Quello di un cane Shiba Inu, preso in prestito da Billy Markus e Jackson Palmer al fine di dare un risvolto ironico ad un piano invece serio. Talmente serio da radunare intorno a sé una folta comunità di fans disposti ad appoggiarlo sul filo del gioco. Tra i quali Elon Musk, non a caso proclamato Ceo ideale di DogeCoin per mezzo di un sondaggio, naturalmente satirico, condotto su Twitter.
DogeCoin, però, nonostante l’iconoclastia che lo distingue, è un progetto impostato a regola d’arte, anche sul piano ideologico. Una vera criptovaluta, con tutto ciò che ne consegue sul piano del know-how. A differenza di quanto sta accadendo con un’altra moneta virtuale, ove probabilmente di serio non c’è nulla.

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MEME: si tratta solo di un gioco

Di recente, uno sviluppatore critico verso la moda dei meme coin, Jordan Lyall, ha deciso di dare vita a quello che nel suo intendimento era un semplice gioco. In qualità di responsabile DeFi di Consensys, ha cioè deciso di prendere in giro questa nuova moda. Lo ha fatto pubblicando su Twitter il mock-up di un progetto di finanza decentralizzata chiamato “The Degenerator”, il quale permette agli utenti di avviare un nuovo progetto DeFi in soli 5 minuti.
Ben presto, però, lo scherzo è diventato virale, con circa 1200 like e centinaia di retweet. Non era comunque ancora finità lì, se si pensa che in poche ore qualcuno aveva provveduto a coniare The Degenerator, meme coin basata sulla sua idea. Di lì a poco stampato come MEME sugli exchange, il token è stato quotato da CoinGecko, raggiungendo quota 40 euro e generando una capitalizzazione di mercato pari a 1,2 milioni di dollari. Inoltre si è formato un gruppo Telegram formato da 865 persone, le quali hanno iniziato a propagandare la nuova criptovaluta.

Jordan Lyall: è una cosa folle

Il commento di Jordan Lyall, di fronte agli eventi è stato abbastanza chiaro: “Si tratta di una vera e propria follia”. Una follia che, però, rischia di avere conseguenze serie per l’intero settore delle criptovalute. Proprio nel momento in cui anche settori della finanza tradizionale iniziano a riconoscerne funzionalità e utilità, progetti come MEME rischiano di creare discredito su di esse. Prima o poi, infatti, qualcuno potrebbe essere spinto ad interrogarsi sull’effettiva credibilità di strumenti che, come in questo caso, possono essere creati in pochi minuti, con scopi scherzosi.

Cosa potrebbe accadere, ora?

E’ abbastanza chiaro come MEME sia destinato a sgonfiarsi in poco tempo. Rischia però di restare come la più evidente testimonianza del fatto che una idea innovativa come quella delle monete virtuali, proprio a causa della voglia di non legarsi ad istituzioni ed enti centrali, può trasformarsi in una sorta di burla. Nella quale rischiano però di sparire soldi veri. Quelli degli utenti i quali, ai cosiddetti meme coin, sono pronti a credere, investendo. Ove ciò dovesse accadere, il discredito potrebbe allargarsi all’intero settore, con risvolti di non poco conto.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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