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I problemi del sistema di voto russo su blockchain

blockchain week roma - I problemi del sistema di voto russo su blockchain

La Russia si appresta ad un referendum costituzionale molto importante, voluto da Vladimir Putin per cercare di rimanere il dominus della scena politica anche nell’immediato futuro.
La riforma da lui voluta gli consentirebbe di bypassare il blocco impostogli dalle attuali regole e fare il presidente per altri due mandati. Una proposta la quale ha però trovato forte opposizione nel partito comunista, che pure sostiene il presidente in politica estera, il quale ha visto in questa mossa un reale pericolo per la normale dialettica democratica.

Cosa è accaduto?

Il referendum è in programma il prossimo 1° luglio, ma è già stato anticipato nella zona di Mosca e Nižnij Novgorod, ove è stato deciso di svolgere la consultazione anche online, facendo leva sulla tecnologia blockchain.
Le operazioni avvengono su un sito che sarà operativo sino al 30 giugno, permettendo a chi vuole di non recarsi ai seggi, ma di votare tranquillamente da remoto.
Nelle prime ore, però, il sistema approntato è andato presto in tilt. Un blocco che, secondo Anton Lopatin, membro della Commissione elettorale centrale, sarebbe dovuto al fatto che gli interessati si sarebbero subito dedicati all’incombenza, provocando lo stop delle operazioni. Il sistema è stato presto ripristinato, ma il problema potrebbe nuovamente presentarsi, considerato come secondo Ilya Massukh, capo della commissione pubblica approntata per monitorare e garantire il rispetto del voto popolare, problemi di questo genere sono del tutto prevedibili nella fase iniziale e in quella finale.

Il voto da remoto è sempre più praticato

Il voto da remoto sta diventando sempre più popolare. A renderlo tale è stata proprio l’emergenza sanitaria verificatasi in corrispondenza della pandemia globale di Covid-19. Al fine di evitare pericolosi assembramenti, molte istituzioni hanno iniziato a vagliare l’ipotesi di far votare gli elettori tramite computer, senza quindi alcuna necessità di recarsi fisicamente alle urne.
Esperimenti in tal senso sono stati messi in atto ad esempio nel corso delle ultime convention repubblicane, negli Stati Uniti. Ove però la blockchain utilizzata, quella di Voatz, è stata oggetto di contestazione da parte del MIT. Una contestazione la quale ha però provocato una risposta risentita dell’azienda, secondo la quale i ricercatori universitari avrebbero visionato una versione obsoleta del programma.

L’esame della questione da parte del Congresso

La questione relativa alla possibilità di utilizzare la blockchain nelle votazioni, è stata di recente discussa anche dal Congresso, in particolare da una commissione del Senato.
La tavola rotonda organizzata online al fine di discutere dell’uso della tecnologia dei registri distribuiti e di altre soluzioni in modo da consentire il funzionamento a distanza delle istanze legislative, è stato un primo atto interessante in tal senso.
Va però sottolineato come questo modo di votare appaia più proficuo per i procedimenti di voto nelle assemblee elettive che nei processi elettorali. Si tratta, come si può facilmente capire, di un tema molto controverso negli Stati Uniti, alla luce di quanto accaduto nel 2000, quando il Paese si bloccò letteralmente nell’incertezza cagionata dalla contestazione del voto in Florida. Sull’elezione di George Bush Jr. ha di conseguenza sempre pesato il dubbio su come siano andate realmente le cose, con larga parte dell’opinione pubblica schierata dalla parte dello sconfitto, Al Gore.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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