Luglio 15, 2020
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Il caos finanziario nello Zimbabwe provoca la crescita del Bitcoin

bitcoin fisco - Il caos finanziario nello Zimbabwe provoca la crescita del Bitcoin

Tra i Paesi in cui il Bitcoin è ormai molto usato, va annoverato anche lo Zimbabwe. Molti cittadini del Paese africano lo utilizzano proprio a causa della pratica impossibilità di accedere al denaro reale, utilizzandolo quindi in molte operazioni di pagamento giorno dopo giorno. Con il caos monetario scoppiato di recente, però, i pagamenti digitali potrebbero essere sospesi per un lungo periodo, con conseguenze al momento imprevedibili.

Cosa è accaduto nello Zimbabwe

Nella giornata di venerdì, il governo dello Zimbabwe ha deciso di sospendere tutte le operazioni in valuta digitale. Un blocco che è andato a colpire anche Ecocash, gigante del settore all’interno dei confini nazionali.
La crisi valutaria ha poi costretto a sospendere le operazioni presso la Borsa, ufficializzando di conseguenza una  drammatica escalation, la quale ha visto il governo affermare la necessità della decisione con il preciso intento di impedire un complotto teso a sabotare il dollaro locale.

Le conseguenze di quanto accaduto

Ecocash ha prontamente reagito al divieto affermando di non avere alcuna intenzione di sospendere le operazioni, in quanto la voce in capitolo spetta solo ed esclusivamente alla banca centrale.
Nel frattempo, però, la domanda di Bitcoin all’interno del Paese si è impennata, tanto da spingere molte persone a pagare un sovrapprezzo calcolato al momento intorno al 18% rispetto alle quotazioni di mercato.

La decisione del 2019

Al fine di precisare meglio il quadro che si va formando, occorre ricordare che nel corso del 2019 il governo locale aveva deciso di reintrodurre una valuta nazionale, il dollaro dello Zimbabwe, detto anche zimdollar.
Il suo varo era avvenuto in sostituzione di un paniere di valute nazionali tra cui lo yen giapponese, il dollaro USA e la sterlina inglese. Proprio al fine di  cercare di convincere i cittadini a lasciare il sistema precedente, il governo aveva anche vietato l’uso domestico di valute estere.
Ben presto, però, la corruzione ha ripreso ad imperversare nel Paese, convincendo i cittadini a rivolgersi nuovamente alle valute estere, a partire dal dollaro. Con il crollo di questi giorni, è il quinto episodio del genere nella storia travagliata dello Zimbabwe.

La ricerca di approdi sicuri

Ad aggravare il quadro concorrono anche livelli inflattivi enormi, pari al 750% circa. In presenza dei quali molti cercano metodi valutari più sicuri, ravvisandoli anche nelle criptovalute.
Per capire l’ampiezza del fenomeno, basterà ricordare come nel corso del 2019, i portafogli mobili hanno rappresentato quasi l’85% di tutti i volumi delle transazioni e il 22,6% del valore. Se questi dati possono sembrare incredibili, va ricordato che ad affermarlo è una fonte insospettabile, ovvero la banca centrale del paese.
Un andamento che, però, ha indispettito le autorità locali. Tanto da spingerle ad affermare che gli operatori di pagamento mobili e la borsa stanno agendo di concerto, in modo volontario o meno, al fine di sabotare l’economia, rappresentando di conseguenza la causa di un tasso di cambio troppo volatile sul mercato nero dello Zimdollar. La situazione si presenta quindi molto complicata, considerato come Ecocash non appaia molto propenso ad accordarsi con il governo per cercare di rasserenare la situazione. Resta quindi da capire cosa potrà accadere nelle prossime settimane, che si presentano molto travagliate per lo Zimbabwe.

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