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Il coronavirus spinge Bitcoin in Russia

token bitcoin - Il coronavirus spinge Bitcoin in Russia

Come era facilmente prevedibile, l’epidemia di coronavirus in atto a livello globale ha comportato ricadute di non poco conto sul settore delle criptovalute. Con il Bitcoin lesto ad avvantaggiarsene, per effetto di quella rendita di posizione che gli spetta in qualità di asset largamente dominante del settore.
A confermarlo ancora una volta sono i dati provenienti dalla Russia. Ove, a partire dal mese di aprile, si è verificato una notevole crescita del numero di account sugli exchange crypto, la quale si è accompagnata ad un incremento dei volumi di BTC scambiati.

I dati sono stati resi noti da RBC

A riferire la notizia è stata la testata russa RBC, la quale ha raccolto i dati in questione direttamente dagli exchange. A partire da Binance, il cui capo dell’ufficio di rappresentanza sul suolo russo, Gleb Kostarev, ha affermato che rispetto a dicembre del 2019 il dato degli utenti attivi sulla piattaforma di scambio è praticamente raddoppiato.
Va ricordato come proprio aprile sia stato in pratica il primo mese di lockdown sul suolo russo, solo ridotto ad oggi, ma ancora operante.

Un utilizzo speculativo?

Da sottolineare anche quanto affermato da Sergey Mendeleev, fondatore dell’exchange Grantex, secondo il quale l’incremento del numero di utenti potrebbe essere associato ad un crescente interesse da parte di chi è in possesso di risorse tali da consentire investimenti ad elevato rischio, come appunto Bitcoin e criptovalute in genere. A conferma di come BTC sia avvertito ancora come un asset speculativo in Russia.

Sta crescendo la sfiducia nella finanza tradizionale?

Altro parere molto interessante riportato da RBC è poi quello espresso da Fedor Anaschenkov. L’analista di United Traders, infatti, ha affermato che la crescita di interesse per gli asset digitali sarebbe da considerare come il logico risultato di una sfiducia sempre più evidente degli investitori verso la finanza tradizionale.
Una sfiducia che è il logico corollario del perdurare di una fase di incertezza dell’economia. In questo quadro non solo gli investitori retail, ma anche quelli più grandi, come del resto sta accadendo negli Stati Uniti, stanno evidenziando un interesse sempre crescente nei confronti di BTC.

Un interesse destinato a crescere?

Naturalmente resta da capire se questo interesse sia destinato a rafforzarsi nell’immediato futuro. Secondo lo stesso Anaschenkov molto dipende dalla definitiva rottura della resistenza a 10mila dollari. Nel caso in cui il Bitcoin si posizionasse stabilmente sopra quel limite, il numero di investitori russi disposti a puntare sulla creazione di Satoshi Nakamoto potrebbe lievitare ulteriormente.
Una crescita che sembra peraltro non tenere in alcun conto i segnali provenienti dalle autorità. Nel corso delle ultime settimane, infatti, sulla Russia ha ricominciato a spirare una brezza non molto favorevole per gli asset digitali.
Proprio di recente, infatti, Alexey Guznov, numero uno del dipartimento legale della Banca Centrale della Federazione Russa, ha dichiarato l’intenzione di vietare il trading e la distribuzione di criptovalute da parte dell’istituzione.
Una dichiarazione resa durante l’intervista concessa al portale d’informazione Interfax e seguita comunque da un’ammissione che sembra costituire una sorta di salvagente per chi volesse invece investire nel settore. Secondo Guznov, infatti, nel caso in cui un cittadino russo in possesso di Bitcoin desse luogo ad una transazione in una giurisdizione la quale non vieta tale attività, difficilmente potrebbe essere sanzionato.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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