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Il futuro del mining è nella mani dei produttori di petrolio?

token bitcoin - Il futuro del mining è nella mani dei produttori di petrolio?

C’è notevole effervescenza nel settore del mining. L’halving ormai prossimo di Bitcoin, quello già avvenuto nel caso di Bitcoin Cash e Bitcoin Satoshi Vision, oltre all’annuncio di HTC relativo alla possibilità di utilizzare il suo smarphone Exodus per minare Monero, infatti, stanno provocando notevoli discussioni. Sono cioè molti a cercare di capire dove sia andando il mining di criptovalute, proprio alla luce dei grandi cambiamenti che si preannunciano.
Un notevole contributo alla discussione è poi arrivato nelle ultime ore, ad opera di Marty Bent. Andiamo a vedere di cosa si tratti e perché sia da considerare un utile stimolo alla discussione.

Entro un quinquennio i produttori di petrolio saranno i principali miner di BTC

Secondo il podcaster Marty Bent il mining di criptovalute, in particolare di BTC, entro un quinquennio sarà nelle mani dei grandi produttori di petrolio.
Lo stesso Bent ha poi svelato come già dallo scorso anno stia gestendo un’operazione di mining di Bitcoin per conto dell’azienda Great American Mining (GAM). Per farlo sarebbe utilizzato il gas in eccesso che viene a formarsi nel corso delle operazioni di estrazione del petrolio, al quale spetterebbe quindi il compito di alimentare i computer.
Un primo passo che potrebbe diventare una consuetudine per i grandi produttori petroliferi, i quali potrebbero in tal modo ottimizzare l’impiego di tutte le risorse disponibili. Va infatti sottolineato come il gas di scarto sia spesso venduto a costi irrisori. Perché non trarne maggiore profitto?

I vantaggi di questa operazione

Per capire meglio i vantaggi dell’operazione, basterebbe sottolineare come in tal modo per le aziende petrolifere sarebbe possibile guadagnare ben cinque volte di più che non rivendendo il gas in eccesso.
Va peraltro precisato che se Bent ha deciso di rendere pubblico il suo operato, ci sono altri e molto conosciuti personaggi che hanno già iniziato a mettere in pratica questa idea che, al momento sembra rivoluzionaria. Stiamo parlando dei fratelli Winklevoss, i quali hanno già deciso di investire in Crusoe Energy Systems, una società texana che converte il materiale di scarto prodotto durante l’estrazione del gas naturale in energia per il mining di criptovalute.
Mentre in Canada è la compagnia petrolifera Black Pearl Resources ad aver già avviato un’operazione di mining di Bitcoin tesa ad arrotondare le proprie entrate. Tanto da aver spinto un’altra azienda canadese, Upstream Data, alla vendita e affitto di equipaggiamento per il mining proprio ai produttori di petrolio e gas.

Una tendenza destinata a consolidarsi

Secondo Bent, questa tendenza è destinata a consolidarsi nel corso dei prossimi cinque anni. Soprattutto se il Bitcoin dovesse mantenere le promesse di un ulteriore boom del suo prezzo, che sono sempre in molti ad attendersi dopo l’halving di maggio. In vista del quale il mondo del mining si interroga sul cammino da intraprendere.
In tal senso va sottolineato il crollo dell’hashrate di Bitcoin Cash, dopo il dimezzamento delle ricompense che ha evidentemente allontanato molti miners dal progetto.
In un settore che guarda con grande preoccupazione al dipanarsi degli eventi, la previsione di Bent potrebbe calare alla stregua di una mannaia, spingendo infine molti a orientarsi per altre criptovalute, in cui la concorrenza sarebbe molto meno forte.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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