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Il Petro si sta avviando verso l’adozione di massa?

petro - Il Petro si sta avviando verso l’adozione di massa?

Se sino a qualche tempo fa il Petro, la criptovaluta di Stato voluta da Nicholas Maduro e assicurata dalle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, attirava più che altro ironia da parte dei commentatori, ora sembra che invece la sua reputazione sia destinata a crescere notevolmente.
Ad attestare la nuova realtà sono i dati pubblicati di recente, ad opera della Banca Centrale del Venezuela (BCV), secondo la quale nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2019 e il 3 gennaio 2020 sarebbero state registrate più di due milioni e mezzo di operazioni su BiopagoBDV, con oltre un milione di persone impegnate ad effettuare pagamenti in Petro che hanno visto interessati 7.422 negozi venezuelani.
Proprio il gran numero di operazioni in questione ha peraltro obbligato la BCV ad effettuare un intervento di manutenzione al suo canale BiopagoBDV, che si è svolto dal 4 gennaio fino al 7 gennaio, con il preciso fine di andare a rafforzare l’ecosistema della nuova economia digitale nel Paese.

Il successo dell’airdrop

I dati ricordati attestano anche il grande successo arriso all’airdrop di dicembre, quando tutti i venezuelani registrati sulla piattaforma PetroApp hanno ricevuto un bonus natalizio del valore di mezzo Petro, circa 30 dollari statunitensi. Una cifra sostanziosa, se si pensa che lo stipendio minimo in vigore in Venezuela è di circa 10 dollari e che ha spinto i beneficiari a tramutare i token ricevuti in beni di prima necessità.
C’è anche un altro dato che va tenuto nel debito conto, ovvero quello relativo al numero di transazioni giornaliere effettuate con il Petro. Sarebbero in pratica 160mila al giorno, un numero che va raffrontato alle circa 300mila che avvengono ogni giorno sulla rete Bitcoin, ma a livello globale.

La validità della strategia di Maduro

La strategia approntata da Maduro avviene sullo sfondo di una crisi politica che sta rapidamente evolvendo verso contorni farseschi. Se qualche mese fa il Presidente dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento, Juan Guaidò, si era autoproclamato Presidente della Repubblica, riconosciuto da 56 Paesi, pochi giorni fa è stato un altro deputato dell’opposizione, Luis Parra, ad autoproclamarsi Presidente dell’AN, ricevendo l’appoggio dei parlamentari chavisti. A sua volta Guaidò ha dato vita ad una nuova autoproclamazione e alla proclamazione di un potere legislativo parallelo, riconosciuto dai soli Stati Uniti.
Nel frattempo Maduro continua a dispiegare la sua tela per cercare di portare il Paese fuori dalle secche dell’embargo statunitense. Una strategia in cui proprio il Petro è chiamato a svolgere un compito estremamente importante, quello di attenuare i danni del blocco. I dati sulla sua diffusione sempre più massiccia fanno peraltro il paio con quelli relativi alla notevole crescita delle contrattazioni in criptovaluta che avvengono in Venezuela. Molti lavoratori e pensionati, infatti, una volta ricevute le loro spettanze provvedono a convertirle in Bitcoin o altre monete virtuali, in modo da aggirare la troppo accentuata svalutazione del bolivar, la moneta sovrana.
Il tutto si aggiunge ad una serie di mosse che hanno favorito la digitalizzazione dell’economia e che sono state salutate con notevole favore dagli ambienti crypto presenti all’interno del Paese.
Insomma, sembra proprio che sia finito il tempo delle facili ironie su Petro, il quale potrebbe realmente rivelarsi uno strumento di notevole efficacia per rendere più solida l’economia venezuelana.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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