21 Gennaio, 2020
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Blockchain

Il presidente della CFTC vuole che gli USA guidino la blockchain

Heath Tarbert, il presidente della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) statunitense, ha esplicitato il suo appoggio alla tecnologia blockchain nel corso di un’intervista rilasciata alla CNBC. Un appoggio non sorprendente, considerato come ormai a livello globale si stia scatenando una vera e propria competizione nel settore. Una gara in cui, per ora, sembra stia prevalendo la Cina, con tutte le implicazioni che tale leadership potrebbe comportare per le ambizioni imperiali degli Stati Uniti.

Le dichiarazioni di Tarbert

“Voglio che gli Stati Uniti assumano una funzione di guida, in particolare nella tecnologia blockchain che sta alla base delle risorse digitali”: questa è stata la dichiarazione di Tarbert sulla competizione a livello globale che vede impegnati anche gli USA.
Per poi aggiungere che la sua enfasi non riguarda alcun singolo asset digitale, ma proprio la blockchain, anche da lui reputata una tecnologia la cui importanza può pareggiare quella assunta da Internet all’alba del nuovo millennio.
Le parole di Tarbert non solo confermano l’attenzione della CFTC verso la tecnologia del futuro, ma vanno anche oltre le dichiarazioni rilasciate in precedenza dal suo predecessore, J. Christopher Giancarlo, il quale pur avendo dimostrato un atteggiamento benevolo nei confronti della comunità crittografica e avendone riconosciuto il ruolo per quanto riguarda l’automazione, non si era mai spinto oltre un discorso abbastanza generico risalente al 2018. Nel frattempo, però, la situazione sembra aver avuto un’accelerazione molto forte, scatenando una concorrenza sempre più serrata.

Gli Stati Uniti devono assumere la leadership

Tarbert ha poi continuato affermando che chiunque riesca ad assumere la leadeship in questa tecnologia potrà fissare il quadro delle regole cui dovrà poi attenersi il resto del mondo. Proprio per questo dovrebbe essere il suo Paese ad imporsi, in modo da non perdere un treno fondamentale.
Un accento il quale può essere facilmente compreso alla luce della notizia riportata di recente dal giornale giapponese Nikkei, secondo il quale nel periodo compreso tra il 2009 e il 2018 le aziende cinesi avrebbero prodotto il triplo di brevetti collezionati da quelle statunitensi per quanto riguarda il settore della blockchain. Un dato che è stato sostanzialmente confermato da altri report, tanto da spingere più di un analista ad affermare che proprio il gigante orientale si appresterebbe a vincere rapidamente la guerra tecnologica in atto.

La politica statunitense è troppo concentrata su Libra?

Alla luce di quanto sta avvenendo, sembra quindi abbastanza sorprendente che negli Stati Uniti le autorità politiche si stiano concentrando su una questione come quella di Libra che rischia di diventare abbastanza secondaria di fronte all’offensiva cinese sulla blockchain.
Sempre Tarbert, peraltro, ha affermato di non essere particolarmente allarmato degli aspetti relativi alle norme antiriciclaggio e antiterrorismo che da più parti vengono chieste per regolamentare al meglio il settore delle criptovalute e impedire che possano diventare destabilizzanti. Resta però da capire se quanto da lui affermato sia destinato ad essere preso in considerazione da una politica che, in questo momento, sembra interessata solo alle questioni relative alla moneta virtuale di Facebook. Ove ciò non succedesse, la Cina potrebbe trovare una vera e propria autostrada in grado di assicurarle il dominio nella tecnologia dei registri distribuiti.