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In crescita l’adozione di wallet per criptovalute

Hardware wallet - In crescita l’adozione di wallet per criptovalute

Il ruolo sempre più notevole delle criptovalute, non solo come strumento di investimento, ma anche all’interno dei pagamenti online, è dimostrato anche dalla notevole crescita registrata per qualto concerne l’adozione dei wallet, ovvero i portafogli digitali destinati a conservarle.
Secondo i dati di Statista, che sono stati di recente pubblicati su Twitter da Signum Bank, nel periodo che va dal terzo trimestre del 2016 al terzo del 2019 il loro quantitativo è più che quadruplicato, passando da meno di 10 milioni a più di 40 milioni.

Una crescita non uniforme

Gli stessi dati, però, dimostrano che non si è trattato di una crescita uniforme. Se nel  periodo intercorso tra il terzo trimestre del 2016 e il secondo del 2017 i wallet sono passati da poco meno di 10 milioni a circa 15, negli ultimi due trimestri del 2017 hanno fatto registrare un vero e proprio boom, schizzando oltre quota 20 milioni.
Un  picco analogo è stato poi registrato nel secondo trimestre del 2019, quando è bastato un solo trimestre per vederli passare da meno di 35 a circa 40 milioni.
Sul lungo periodo, comunque il trend di crescita sembra costante, ancorchè caratterizzato da picchi in concomitanza con quelli fatti registrare dai prezzi. Con tutta evidenza sono proprio i periodi in cui Bitcoin trascina il comparto a spingere un gran numero di investitori a rivolgersi alle valute digitali, con tutto quello che ne consegue a livello tecnico, compresa l’adozione dei wallet per custodirle.

Quanti sono i wallet attualmente esistenti?

Naturalmente in molti a questo punto si saranno chiesti: quanti sono i wallet effettivamente esistenti? L’ultimo dato disponibile al proposito è quello che fa riferimento al terzo trimestre del 2019, quando si calcolava l’esistenza di circa 42 milioni di portafogli digitali. Ciò non vuol dire, però, che siano 42 milioni gli utenti che utilizzano valuta virtuale.
Se alcuni di loro utilizzano più wallet, dimezzando quindi il rischio, non è poi raro il caso di una dismissione degli stessi, magari a seguito dello smarrimento delle chiavi private o dei seed.
Inoltre c’è un cospicuo numero di utenti che, non ritenendosi in gado di espletare tecnicamente le operazioni di installazione, preferiscono conservare il proprio tesoro sui wallet messi a disposizione dagli exchange. Una decisione però molto rischiosa, considerati i ripetuti fallimenti che hanno funestato il settore.

Le stime di Chainalysis

E’ poi Chainalysis a rivelare un altro dato estremamente interessante, in base al quale, solo circa un terzo di tali wallet viene utilizzato attivamente. Un dato che non dovrebbe sorprendere considerato come siano molti coloro che ne fanno una semplice cassaforte tesa a conservare le monete digitali.
Una seconda ipotesi sembra invece suggerire che il numero di wallet resi inutilizzabili  dalla perdita di chiavi private o seed sia più elevato di quanto si pensi di solito.
Il dato di BTC è a sua volta eloquente:  se 2,3 milioni di persone lo utilizzano per effettuare i propri pagamenti, sale a 4,8 milioni il numero di chi lo considera soprattutto un puro e semplice investimento.

L’adozione di massa non è più un sogno

Proprio i dati sui wallet fanno capire come l’adozione di massa delle criptovalute al momento non rappresenti più un sogno. Anche grazie a mosse come quelle del Presidente venezuelano Nicholas Maduro, che ha voluto donare un wallet agli studenti del proprio Paese, in cui custodire Petro, la moneta virtuale di Stato. Una mossa che ha suscitato il forte apprezzamento della comunità di criptofans presenti all’interno dei confini nazionali.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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