News Crypto e cryptovalute

John McAfee, l’uomo che pompava le ICO

Sether e altre sei operazioni nel mirino della SEC

La vicenda relativa all’arresto di John McAfee continua a tenere banco nell’ambito crittografico. Il suo fermo in Spagna, seguito dalla richiesta di estradizione negli Stati Uniti per reati che vanno dall’evasione fiscale al tentativo di sottrarsi alle autorità fiscali del suo Paese, ha suscitato un certo clamore, ma anche sollevato commenti da parte di chi attendeva sviluppi di questo genere. Ritenendo che l’uomo d’affari avesse in pratica lanciato un guanto di sfida che la SEC non poteva non raccogliere.

Cattura - John McAfee, l’uomo che pompava le ICO
John McAfee

La promozione per Sether

Il vero casus belli è in pratica rappresentato dalla promozione portata avanti da John McAfee nei confronti di ben sette ICO (Initial Coin Offering).
A partire da Sether, pompata in un tweet risalente al 20 dicembre del 2017 in cui il token veniva indicato come lo strumento in grado di cambiare il mondo. Per poi reiterare dichiarando che ove il token non avesse aumentato il suo valore di 50 volte si sarebbe mangiato una delle sue scarpe.
Giudizi probabilmente derivanti anche dal ruolo consultivo che gli era stato affidato nell’azienda. Sether è oggi praticamente una moneta morta.

Le altre ICO promosse da John McAfee

Se Sether è stato oggetto delle sue maggiori cure, anche altre ICO hanno potuto contare sulle amorevoli attenzioni dell’uomo d’affari.
Nello stesso periodo o in epoca successiva, McAfee ha infatti twittato su altri strumenti da lanciare sui mercati, tra cui Bezop, Bob Coin, Shivers, Moozicore e Podone.
Ad affermarlo è proprio la SEC, citando i relativi tweet e sottolineando come nel caso di Bezop, abbia ricevuto almeno 2,8 milioni di token, per un controvalore di 672mila dollari al loro massimo storico.

La vicenda di Eristica

Menzione a parte merita poi Eristica, per promuovere la quale McAfee ha ricevuto milioni di token. Non contento ha poi chiesto al team di sviluppo del progetto altri 100mila dollari, ricevendo un secco rifiuto. La vicenda è quindi finita in tribunale. Paradossalmente ad opera di McAfee, il quale ha denunciato Jimmy Watson, ex CEO dell’azienda, in quanto questi aveva reso noto il suo modus operandi, consistente nel chiedere sempre nuovi soldi. Chiedendo un risarcimento per 10 milioni di dollari.

Una continua fuga dalla legge

La SEC aveva messo nel suo mirino McAfee sin dal 2018. Tanto da spingerlo a lasciare il Paese nel 2019, in barca, dopo essersi candidato alla Casa Bianca. Lo aveva fatto affermando che un Grand Jury aveva incriminato lui e il suo staff per la gestione dei fondi destinati alla campagna.
Tra le romanzesche vicende che hanno caratterizzato la sua fuga, un posto d’onore spetta a quelle che hanno avuto come teatro Londra. Ove McAfee non solo ha cercato di seminare un reporter di Decrypt che voleva intervistarlo, ma lo ha anche accusato di far parte del Dipartimento di Giustizia (DoJ) degli Stati Uniti. Che, secondo l’uomo d’affari, aveva messo in piedi squadre con la CIA al fine di rapirlo e riportarlo in patria.

L’epilogo

L’ultimo atto di questa vera e propria saga è poi arrivato il 16 luglio, quando McAfee ha diffuso un videomessaggio in cui ha provveduto a denunciare il fatto che ormai gli Stati Uniti sarebbero controllati dal Deep State.
Dopo di allora non si era saputo più nulla di lui, sino all’epilogo, con l’arresto avvenuto in Spagna. Ora non resta che attendere i successivi sviluppi di una vicenda che rischia di diventare grottesca.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

Post simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button