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JPM Coin, un debutto importante

L'istituto bancario statunitense è sempre più avviato verso gli asset digitali

Se continuano a fare la loro comparsa molto progetti crittografici, ce n’è stato uno che probabilmente conta più degli altri, negli ultimi giorni. Stiamo parlando di JPM Coin, il token lanciato da JP Morgan Chase, una delle banche d’affari più importanti degli Stati Uniti.
Una importanza la quale è da ravvisare in particolare nel fatto che va a segnare nel modo più netto possibile il cambio di atmosfera intorno alle criptovalute. Andiamo a vedere perché.

JPMorgan Chase - JPM Coin, un debutto importante

Quando Jamie Dimon era nemico degli asset digitali

Sembrano passati secoli da quando Jamie Dimon, CEO di JP Morgan Chase tuonava contro il Bitcoin. Accusandolo senza tanti giri di parole di essere più o meno una semplice truffa. E minacciando di immediato licenziamento i dipendenti dell’istituto bancario che avessero provato a trafficare denaro virtuale.
Parole pesantissime, pronunciate nel 2017 le quali, però, sono state in seguito smentite dai fatti. Proprio la banca, infatti, aveva iniziato pochi mesi dopo ad effettuare operazioni in Bitcoin a favore della propria clientela. Tanto da spingere più di qualche osservatore a chiedersi se dietro le parole di Dimon non ci fosse da ravvisare una vera e propria turbativa ai mercati, con il preciso intento di approfittarne.
Negli ultimi mesi, poi, la nuova strategia dell’istituto bancario statunitense ha continuato a zigzagare, sollevando non pochi dubbi e fastidi. Dalla metà dell’anno, però, il cambio di passo è stato molto vistoso. Tanto da permettere ai clienti di Coinbase e Gemini con sede negli Stati Uniti di dare vita a prelievi e trasferimenti.

Il passo seguente: JPM Coin

Ora, a conferma del nuovo orientamento, arriva un nuovo importante passo per l’istituto bancario statunitense. Ovvero quello rappresentato dall’implementazione della sua offerta di valuta digitale nativa, la JPM Coin. Il token è stato ideato nel corso del 2019 con il preciso intento di facilitare le transazioni monetarie transfrontaliere di JPMorgan Chase ed è ora arrivato a destinazione.
JPM Coin girerà su Quorum, una versione privata di Ethereum sviluppata dalla banca ma poi acquisita dalla società di sviluppo ConsenSys questo agosto.
Con il suo arrivo sembra finalmente possibile riuscire a costruire una soluzione la quale potrebbe potenzialmente rendere possibili risparmi all’industria finanziaria globale nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. Quelli relativi ai cosiddetti costi periferici, voce in cui rientrano ad esempio le spese di elaborazione, alcune tasse elevate e molto altro.

La creazione di Onyx

Proprio il dispiegamento di una strategia incentrata sugli asset digitali, ha spinto JP Morgan Chase a dare vita ad una nuova unità al suo interno. Si tratta di Onyx, gruppo di lavoro il quale dovrebbe aiutare la società a unificare in una sola direzione gli sforzi in corso su blockchain e valuta digitale. La sezione può contare su uno staff formato da oltre 100 membri e grazie ad essa i vari progetti blockchain e crittografici di JP Morgan, potrebbero concretizzare le idee attualmente in fase di ricerca e sviluppo.
All’interno del suo ecosistema sarà anche integrata la Interbank Information Network (IIN), con il nuovo nome di “Liink”. Cui spetterà il compito di far collaborare tra loro oltre 400 istituzioni finanziarie. Ad ulteriore dimostrazione di quanto l’ostracismo iniziale di Jamie Dimon sia ormai un pallido ricordo per JP Morgan Chase, spazzato via in particolare dalla convenienza delle nuove tecnologie come la blockchain.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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