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KP3R, un esordio col botto

il nuovo progetto di Andre Cronje si fa subito notare

KP3R, il nuovo progetto lanciato da Andre Cronje, già messosi in luce per il lancio di Yearn Finance, ha dato vita ad un esordio clamoroso. Il token, infatti, dopo aver aperto le contrattazioni su Uniswap al prezzo di 10 dollari, è salito in poco più di 24 ore oltre quota 373.
Un dato il quale è il risultato della grande attività degli investitori che, secondo i dati riportati da CoinGecko, avrebbero dato vita a scambi per oltre 400 milioni di dollari, i quali hanno generato liquidità per oltre 7,6 milioni.
In forza di questi volumi, KP3R avrebbe in questo momento una capitalizzazione di mercato superiore ai 73 milioni di dollari, i quali gli consentono di ritagliarsi la posizione 109 nella classifica delle criptovalute.

Andre Cronje - KP3R, un esordio col botto

Cos’è KP3R

KP3R è l’ennesima creazione di Andre Cronje, già fattosi notare in precedenza soprattutto per il lancio di Yearn Finance.
Si tratta di un token destinato ad alimentare Keep3r Network, un contratto intelligente decentralizzato per lavori tecnici. All’interno del quale un ruolo di assoluto rilievo spetta ai cosiddetti “Custodi”, ovvero persone o team esterni cui è affidata la responsabilità della manutenzione dei progetti crittografici sulla rete.
In pratica quando un progetto viene ultimato e desidera essere sottoposto al vaglio dei Custodi, deve soltanto essere presentato a Keep3r Network per essere approvato. I Custodi saranno a loro volta premiati con il token KP3R per il lavoro prestato. Naturalmente, chi svolge questo ruolo deve essere caratterizzato da requisiti finanziari minimi per poter svolgere una funzione così delicata.

A proposito di Andre Cronje

Come abbiamo già sottolineato, Andre Cronje ha già avuto modo di farsi notare per Yearn Finance, protocollo di finanza decentralizzata che può vantare al momento oltre 365 milioni di dollari bloccati.
Al contempo, però, dovrebbe anche essere ricordato quanto accaduto di recente con un altro suo progetto. Stiamo parlando di Eminence, di cui erano stati depositati gli smart contract su Ethereum, nonostante occorressero ancora ancora non meno di 3 settimane al fine di portare a termine il suo sviluppo.
Si tratta di una pratica molto discutibile, a detta degli esperti. Un giudizio motivato dal fatto che questi smart contract non definitivi, utilizzati per il cosiddetto “test in prod”, ovvero il testing dei codici direttamente sulla mainnet, non sono sufficientemente sicuri.

L’attacco hacker a Eminence

Un giudizio sul quale può sicuramente concordare l’hacker che ha attaccato Eminence, provvedendo a drenare 15 milioni di dollari depositati sullo smart contract.
Un attacco il quale ha ancora una volta provveduto a rendere visibili le pratiche che caratterizzano la finanza decentralizzata. Pratiche le quali rischiano di far letteralmente implodere il settore su sé stesso, in mancanza di una correzione dei comportamenti più disinvolti. I quali hanno dato occasione ai nemici della DeFi per attaccarla e bollarla alla stregua di una vera e propria truffa.
Un giudizio durissimo il quale dovrà essere messo alla prova nel corso dei prossimi mesi. Il rischio del tutto evidente è che proprio i comportamenti opachi possano infine screditare la finanza decentralizzata. Coinvolgendo in tal modo anche i progetti più seri, i quali potrebbero realmente contribuire a delineare un nuovo mondo finanziario in grado di risolvere alcuni evidenti problemi del settore tradizionale. Ovvero spingendo a gettare il bambino insieme all’acqua sporca.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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