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La banca centrale sudcoreana nega l’intenzione di emettere valuta digitale

Secondo il Korea Times, la Bank of Korea (BOK) non avrebbe in programma l’emissione di una valuta digitale controllata dal governo o dalla banca centrale (CBDC). Una notizia abbastanza sorprendente alla luce della forte accelerazione in tal senso impressa da Libra, che ha indotto la People’s Bank of China ad accelerare i suoi piani, su cui stava peraltro lavorando da 5 o 6 anni. Va in effetti sottolineato come a differenza del Bitcoin, la nuova moneta di Facebook è stata avvertita come un pericolo non da poco, spingendo molte banche centrali a mettere in preventivo una divisa virtuale da esse controllata.

La dichiarazione della Bank of Korea

E’ stato un funzionario del dipartimento incaricato della ricerca sui pagamenti della BOK ad affermare come secondo i vertici della massima istituzione monetaria del Paese la maggior parte dei sudcoreani non avrebbe difficoltà a effettuare transazioni con i metodi di pagamento attualmente esistenti. Proprio per questo la banca centrale non mostra alcuna fretta di sposare una tecnologia di cui, in fondo, ancora devono essere confermate sicurezza e stabilità.
Un orientamento abbastanza sorprendente, considerato come invece in altre parti del globo proprio le banche centrali abbiano messo in preventivo la propria discesa in campo, in un settore che potrebbe diventare il teatro di una vera e propria guerra, tesa al dominio del fintech.

Le recenti dichiarazioni provenienti dalla Banca centrale europea e dalla Federal Reserve

Proprio la scorsa settimana, Dirk Bullman, un funzionario della Banca Centrale Europea (BCE) ha in pratica confermato che Francoforte sta studiando la possibilità di vare un euro digitale. Al tempo stesso ha affermato che la BCE sta sperimentando la blockchain, che però non essere abbastanza matura per supportarlo al meglio. Da questa dichiarazione alcuni osservatori hanno dedotto che, almeno al momento, secondo la massima istituzione monetaria continentale, gli attuali meccanismi di pagamento sono sufficienti. Resta però da capire se l’orientamento sia effettivamente questo, alla luce dell’arrivo di Christine Lagarde al ponte di comando, alla luce delle dichiarazioni da lei rilasciate a favore delle criptovalute.
Anche la Federal Reserve non nasconde l’interesse per la questione, anche se non sono ancora chiare le sue reali intenzioni. Il suo numero uno, Jerome Powell, rispondendo alla domanda a lui rivolta da due membri del Congresso in relazione all’ipotesi di una CBDC (Central Bank Digital Currency), ha infatti affermato che la Fed sta analizzando con attenzione i possibili benefici che potrebbero essere garantiti da una simile ipotesi per l’economia statunitense. Inoltre ha voluto sottolineare l’adeguatezza dei meccanismi di pagamento esistenti e lo sviluppo di FedNow, il sistema di pagamento in tempo reale ancora in fase di sviluppo. Non ha poi mancato di porre in rilievo come ci siano diverse potenziali questioni di politica legale e monetaria da risolvere. Un mix che spinge la Fed a procedere coi piedi di piombo.

La Cina ha già preso il largo

Dubbi che a quanto sembra non riguardano la Cina, che ha dichiarato apertamente l’intenzione di emettere una CBDC. La People’s Bank of China (PBOC) ha infatti formato un dipartimento separato cui è stato affidato il compito di esplorare e sviluppare una valuta digitale. Inoltre Ledger Insights ha reso nota l’assunzione di specialisti in blockchain da parte di una società ad essa collegata, probabilmente con l’intento di metterli al lavoro sulla propria moneta virtuale.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".
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