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La Cina rafforza la sua leadership nella blockchain

blockchain jpg - La Cina rafforza la sua leadership nella blockchain

Mentre prosegue la fase di test sullo yuan digitale, nelle quattro città scelte come sede della sperimentazione, la Cina fa passi avanti molto rilevanti nel settore della blockchain.
Ad attestarlo è il rapporto pubblicato di recente da IPRDaily  e incoPat, il quale fornisce una fotografia di quanto accaduto nel corso del 2019. Andiamo a vedere nel dettaglio cosa afferma lo studio.

Il rapporto di IPRDaily  e incoPat

Secondo lo studio, nel corso del 2019 la Cina avrebbe notevolmente rafforzato la sua leadership nel settore della blockchain. Le aziende cinesi, infatti avrebbero conseguito i primi tre posti, sette dei primi dieci e 19 nei primi 30 della classifica relativa ai brevetti approvati.
A dominare è Alibaba/Alipay, con 1505 brevetti, seguita da Tencent, ferma a quota 724, mentre a completare il podio è stata Ping An Group, con 561.
Una classifica che testimonia come il gigante orientale abbia ormai individuato la blockchain come una delle direzioni in cui incamminarsi per poter conseguire una posizione dominante in quel settore fintech che nel corso dei prossimi anni sembra destinato a crescere in maniera estremamente rilevante.

Perché il fintech è destinato a crescere

In base ad uno studio pubblicato da PwC nel 2018, il fintech è destinato ad avere un impatto molto rilevante sui settori consumer banking, pagamenti, investimenti e wealth management.
Rispetto alle aziende tradizionali, quelle che operano sul web sono in grado di offrire non solo servizi più veloci, ma anche più convenienti. Puntano inoltre sull’inclusione finanziaria di un gran numero di soggetti che attualmente non riescono a instaurare rapporti con le aziende tradizionali.

Perché la Cina punta forte sulla blockchain

Come è facile capire dai dati riportati, la Cina punta con grande forza sulla tecnologia blockchain, indicata da più parti come l’Internet del prossimo futuro. La domanda che ci si dovrebbe porre, a questo punto, è quindi la seguente: perché il governo di Pechino ha deciso di adottarla, tanto da spingere il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ad esortare gli operatori del settore a proseguire sulla strada intrapresa?
Il motivo è da ricercarsi proprio nelle ambizioni del Paese, che sembra voler sfidare la leadership globale degli Stati Uniti. Una leadership che si fonda anche sulla forza della finanza a stelle e strisce, la quale fa leva sul potere imperiale del dollaro. Un potere che la Cina sembra intenzionata ad intaccare nel prossimo futuro

Blockchain e CBDC: la sfida è pronta

In questo quadro, si può capire come il governo di Pechino sia assolutamente intenzionato a sfidare gli Stati Uniti spostando la competizione su un terreno che non sia quello rappresentato dalla finanza tradizionale, in cui Washington può vantare una rendita di posizione di vecchia data.
Il terreno individuato è proprio quello dell’innovazione tecnologica, in cui il governo cinese sta accumulando un vantaggio che inizia a preoccupare non poco gli osservatori filo-occidentali.

Si inizia a parlare di dollaro digitale

Nel corso delle ultime settimane, qualche segnale di resipiscenza è iniziato a filtrare dagli Stati Uniti. Se Donald Trump sembra intenzionato a non recedere dalla sua avversione verso le criptovalute, l’opposizione democratica ha invece dato vita ad una prima controffensiva in tal senso. Prefigurando in particolare l’adozione di un dollaro digitale.
Una mossa che presentata come risposta al diffondersi del Covid-19 sul suolo statunitense, sembra in effetti rivolta alla necessità di dare risposte alla sfida lanciata dalla Cina.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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