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La Cina si attiva contro il mining illegale

Il problema relativo ai notevoli consumi collegati al mining di criptovalute sembra destinato a caratterizzare i rapporti tra questo settore e le autorità centrali dei Paesi ove questa attività è molto fiorente. In particolare in Cina, ove si concentrano i due terzi dell’hashrate mondiale della rete BTC, provocando una reazione sempre più forte da parte del governo.

Sequestrati oltre 7mila dispositivi per il mining

Per capire l’inasprimento della battaglia condotta dalle autorità contro il mining illegale, basta fare riferimento ad una notizia lanciata il 22 dicembre da CCTV, secondo la quale le autorità cinesi preposte alle attività di contrasto avrebbero sequestrato circa 7mila dispositivi delegati all’attività di estrazione delle criptovalute.
La confisca, motivata appunto dall’illegalità delle operazioni di mining, sarebbe l’atto finale di attività ispettive condotte nei confronti di oltre 70mila famiglie, 3.061 commercianti e 1.470 comunità, oltre che all’interno di miniere, fabbriche, cortili e villaggi dislocati all’interno del distretto di Kaiping, nella città di Tangshan. La polizia di Tangshan ha collaborato con il dipartimento di energia elettrica statale e con una serie di altre autorità cui è stato affidato il compito di indagare sull’uso sospetto dell’energia elettrica e contrastare un comportamento sempre più diffuso.
Alla fine delle indagini, che durano dall’aprile dell’anno passato, sono stati sottoposti a confisca 6.890 miner ASIC e 52 trasformatori ad alta potenza, grazie ai quali era possibile rubare l’elettricità da un villaggio posto nelle vicinanze. A rendere evidente quanto stava accadendo sono stati proprio i quantitativi di energia consumati illegalmente, l’equivalente a 40 volte il consumo di una famiglia normale, nel corso delle 24 ore.

Non solo Cina

Il mining illegale non è però una prerogativa della sola Cina. Basti pensare che secondo Coherent Market Insights questo genere di attività potrebbero toccare i 38 miliardi di dollari nel 2025, ove non combattute a fondo.
Altro Paese che guarda con evidente preoccupazione al fenomeno è la Russia, ove tali attività si stanno peraltro evolvendo con grande rapidità, approfittando dei trend che sembrano fatti apposta per procurare dispositivi da infettare. Se il malware è ancora molto sfruttato, Kaspersky Labs segnala come attualmente i cyber criminali posizionino i sistemi di mining all’interno delle app (legittime) per lo sport, sfruttando il miner di JavaScript di Coinhive, oltre a veicolare il miner Vilny.net grazie alle reti Vpn, focalizzate sulle comunicazioni private.
Anche l’Iran si trova a dover fare i conti con il mining illegale, visto con evidente fastidio da un governo che fornisce aiuti alle famiglie, tenendo quindi molto bassi i livelli tariffari. Nonostante ciò sono sempre più numerosi i casi di farm illegali per il mining, come quelle che vengono impiantate all’interno delle moschee. Proprio il ripetersi di questi casi ha quindi spinto Teheran a sospendere la fornitura di energia per il mining, in attesa di ridefinire il prezzo da applicare alle società che lo praticano legalmente. Le nuove tariffe dovrebbero tenere conto del fatto che questa tipologia di impresa non crea lavoro e quindi non hanno diritto alle agevolazioni spettanti a chi invece sostiene i livelli occupazionali. Una linea che potrebbe essere sposata anche dagli altri Paesi ove il mining è sempre più fiorente grazie al basso costo dell’energia elettrica.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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