21 Gennaio, 2020
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Criptovalute

La Congressional Subcommittee on Investor Protection va ad un noto crypto-hater

La carica di Presidente della speciale commissione del Congresso statunitense delegata alla tutela degli investitori, all’imprenditorialità e ai mercati di capitali è stata affidata a Brad Sherman. Una notizia che ha gettato un certo sconforto nella comunità che sostiene gli asset digitali, in quanto il rappresentante democratico è ormai da tempo indicato come uno strenuo detrattore delle criptovalute.
Il passato 5 dicembre è stata Maxine Waters, presidentessa della Commissione Servizi finanziari in seno alla Camera, nota per la battaglia intrapresa contro Libra, ad annunciare che proprio Sherman si occuperà di supervisionare la Securities and Exchange Commission (SEC), la Borsa valori di New York (NYSE) e la Financial Industry Regulatory Authority.

Chi è Brad Sherman

Brad Sherman fa parte della Camera dei rappresentanti ormai dal 1997. Nel corso degli ultimi anni si è segnalato in particolar modo per una crescente avversione verso tutto ciò che abbia a che vedere con BTC e monete digitali. E’ stato proprio un suo contraltare, Warren Davidson, altro congressman noto invece per l’entusiastica adesione al settore, a segnalare come Sherman sia portatore di posizioni tali da collocarlo in una sorta di Medioevo tecnologico.

Cosa afferma Sherman sulle criptovalute?

Tra le sue dichiarazioni vanno ricordate quelle in base alle quali le criptovalute esisterebbero soltanto per permettere agli evasori di sottrarre risorse al fisco. Una posizione che riecheggia la vera e propria crociata di alcuni settori del mondo finanziario tradizionale, ma che non tiene conto di molti studi i quali sostengono esattamente il contrario. Inoltre non ha esitato a dichiarare che le stesse dovrebbero essere messe al bando, in quanto andrebbero a minare il ruolo del dollaro statunitense come valuta mondiale di riserva, ovvero impedirebbero al Paese di esercitare la sua funzione imperiale.
Proprio questa incapacità di notare colori intermedi tra bianco e nero preoccupa non poco i politici che invece hanno mostrato la necessaria apertura mentale di fronte ad un fenomeno sempre più evidente come quello rappresentato dalle valute virtuali.

E’ raddoppiato il numero degli americani che possiedono criptovalute

Una posizione che peraltro sembra in aperto contrasto con il sempre maggior gradimento degli statunitensi nei confronti di BTC e Altcoin. Secondo Finder, una società australiana operante nel settore dei servizi finanziari, ammonterebbe a ben 36,5 milioni il numero di persone che negli Stati Uniti possiedono criptovalute o asset equivalenti. Il dato è stato reso noto al termine di un sondaggio intitolato “A rising number of Americans own crypto”, dal quale si è appreso che il controvalore ove riferito al complesso della popolazione USA sarebbe di 5.447 dollari a persona. Anche se, in effetti, circa tre quarti degli intervistati afferma di possedere una media di 360 dollari, si tratta comunque di un dato che testimonia come gli asset digitali siano sempre più utilizzati all’interno del Paese.
Molto interessante anche la parte dello studio di Finder dedicata ai possibili utilizzi delle monete virtuali. Mentre il 61% dei partecipanti al sondaggio affida loro fini d’investimento, soltanto il 29,3% le utilizza per condurre a termine transazioni online. Infine il 25,6% sfrutta questa tecnologia per poter depositare il proprio patrimonio senza fare ricorso alle istituzioni finanziarie tradizionali.
Numeri che fanno capire come le idee di Sherman rischino in effetti di andare a scontrarsi con una realtà che si va affermando in maniera prepotente in una società, quella statunitense, sempre più dinamica e aperta alle novità tecnologiche.