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La Corea del Sud punta con forza sulla blockchain

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La blockchain rappresenta agli occhi di molti una grande opportunità. Soprattutto in un momento in cui il coronavirus rende molto complicato pensare ad un’economia come quella di prima che il Covid-19 iniziasse a farsi conoscere.
A confermarlo è del resto il gran numero di settori in cui è prevista la sua applicazione sempre più intensa nell’immediato futuro. Tanto da spingere più di un analista a definirla alla stregua del nuovo Internet, paragonando le conseguenze del suo avvento a quelle che caratterizzarono il boom del web all’inizio del millennio.
Un convincimento che, a quanto sembra, inizia a prendere piede anche nei governi di molti Paesi, a partire da quelli orientali. Se la Cina sta procedendo a grandi passi verso l’innovazione tecnologica collegata alla blockchain, ora c’è anche un altro Paese dell’area, la Corea del Sud, che sembra intenzionata a non lasciare nulla di intentato per poterla sfruttare al meglio.

Un’occasione d’oro per la Corea del Sud

Un’occasione d’oro, quindi da non perdere assolutamente: così il governo di Seul ha definito la blockchain, invitando al contempo le aziende a sfruttare un treno epocale.
E’ stato FN News a riportare la notizia secondo la quale Koo Yun-cheol, il viceministro della strategia e delle finanze, avrebbe di recente partecipato ad un incontro teso a capire meglio le potenzialità della nuova tecnologia. Un incontro durante il quale non ha mancato di esortare i numerosi esperti del settore privato a muoversi in tal senso.

Perché la Corea del Sud intende sfruttare la blockchain

Il motivo che ha spinto Koo Yun-cheol a chiedere uno sforzo alle imprese del suo Paese teso a sfruttare la blockchain, va ricercato soprattutto nel fatto che si prevede una straordinaria crescita del settore in due aree nevralgiche a livello globale, ovvero Stati Uniti e Unione Europea. Le previsioni in tal senso sono abbastanza clamorose, se si pensa che la crescita prevista sarebbe nell’ordine dell’80% annuo.
Per cercare di sfruttare questo trend, senza restare appiedata, la Corea del Sud deve però dare vita ad uno sforzo teso ad annullare il gap attualmente esistente nei confronti non solo delle imprese statunitensi ed europee, ma anche di una Cina che procede a passi forzati nella direzione della blockchain.

La necessità di un grande sforzo finanziario

Naturalmente per provare ad intercettare una tendenza sempre più evidente dell’economia, ci sarà bisogno di notevoli risorse finanziarie. In tal senso lo Stato ha fatto chiaramente capire di voler intervenire con il suo peso per riuscire ad affrettare la crescita del settore blockchain in Corea del Sud.
Sicuramente, però occorreranno risorse molto più concrete dei 3,2 milioni di euro che sono stati investiti circa un mese fa al fine di finanziare alcune startup del settore.

La Cina capofila globale della blockchain

Per capire lo sforzo economico che si renderà necessario per colmare il gap con i Paesi che si sono già incamminati, occorre ricordare come in questo momento a fare da capofila sia la Cina. Un Paese che non ha eccessive remore ad impiegare grandiose risorse finanziarie per perseguire i suoi scopi. Tra i quali l’innovazione tecnologica è assolutamente prioritaria, come dimostra il fatto che proprio Pechino sia considerata dagli esperti il punto di riferimento per chiunque intenda affermarsi nella blockchain.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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